SCARSA AUTOSTIMA? SI RISCHIA L’OBESITA’

SCARSA AUTOSTIMA? SI RISCHIA L’OBESITA’

Vi sentite poco considerati? Avete una scarsa autostima? Pensate di essere brutti? Ebbene, se avete tra i 12 e i 18 anni, siete decisamente a rischio. Perché a quell’età, secondo una recentissima ricerca, le adolescenti che si ritengono impopolari tendono inesorabilmente ad ingrassare. E’ questo il responso emesso da uno studio effettuato negli Stati Uniti. La ricerca è stata condotta su un campione di 4.400 ragazze statunitensi tra i 12 e i 18 anni. Alle «cavie» è stato chiesto di giudicare il proprio apprezzamento sociale in una scala da 1 a 10. Il dato relativo all’autostima è stato poi ricalibrato tenendo conto di altri fattori quali il reddito famigliare e l’indice di massa corporea. Due anni dopo il test di autovalutazione le stesse ragazze sono state riportate sulla bilancia e i ricercatori hanno trovato questo risultato: le adolescenti che si ritengono impopolari (e hanno dato a se stesse un voto inferiore o uguale a 4) hanno il 69 per cento di possibilità in più di guadagnare peso rispetto a chi invece ha – o crede di avere – consenso sociale. Circa il 2 per cento di massa corporea. I risultati confermano una convinzione già radicata tra gli esperti dei disturbi dell’alimentazione: fattori emotivi e sociali influiscono pesantemente sull’obesità tra i più giovani. Secondo alcuni studiosi la ricerca è importante perché stabilisce che la relazione tra la mancanza di auto-stima e l’aumento di peso è consequenziale. Altri invece continuano a rimanere scettici e ritengono non risolto il dilemma causa-effetto. È la storia dell’uovo e della gallina: le adolescenti ingrassano a causa della scarsa autostima o hanno poca considerazione di sé a causa del peso eccessivo? Il problema degli adolescenti obesi negli Usa ha raggiunto livelli impressionanti: in base a uno studio realizzato dall’Associazione dei medici americani nel 2006, tra il 1999 e il 2004 il numero di ragazze obese è aumentato del 15 per cento circa. Un’indagine stima in 127 milioni di dollari l’anno i costi dell’obesità che gravano sul servizio sanitario nazionale Usa, tre volte di più rispetto a venti anni fa. Per non parlare del fatto che, proprio per colpa dell’obesità, gli attuali teen agers rischiano di vivere meno a lungo dei loro genitori. E una conseguenza della scarsa autostima potrebbero essere anche i disturbi alimentari come anoressia e bulimia, piuttosto diffusi tra i giovanissimi, le cui cause sono di natura psicologica. Mentre è sempre più allarme anche nel nostro paese per l’incremento di bambini obesi. Insomma essere giovani non è sempre così facile…

L’OBESITA’ INFANTILE
L’obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale. Il fenomeno, denunciato a gran voce dai più autorevoli nutrizionisti (in Italia colpisce un bambino su quattro) è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo; in pratica si introducono più calorie di quante se ne consumano. La definizione di sovrappeso/obesità nel bambino è più complessa rispetto all’adulto, il cui peso ideale è calcolato in base al BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea = peso in Kg diviso l’altezza in metri, al quadrato). In attesa di trovare dei parametri di riferimento più adeguati, il BMI è stato proposto anche per i più piccoli. Pertanto si definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale; in soprappeso se supera del 10-20%, oppure quando il suo BMI è maggiore del previsto. La crescita ponderale del bambino si calcola facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età. La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile. Più si supera il valore medio più aumenta il rischio obesità. Ci sono mamme che passano ore in palestra, praticano jogging, bilanciano le calorie della propria dieta in maniera eccessiva, ricorrono in casi estremi alla chirurgia plastica per eliminare accumuli di grasso e cellulite, ma paradossalmente non si accorgono dei chili di troppo dei loro figli. L’obesità infantile è in genere il risultato di diverse cause più o meno evidenti che interagiscono tra loro; in primo luogo una eccessiva/cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica e a fattori di tipo genetico/familiare; rari i casi di obesità legati ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo o disfunzioni surrenali. La percentuale di bambini ed adolescenti (per un campione di età compresa tra i 6 ed i 17 anni) in sovrappeso raggiunge in Italia circa il 20%, mentre è pari al 4% la quota degli obesi, anche se questa percentuale risulta in forte crescita. Il problema interessa soprattutto la fascia di età 6-13 anni, e “predilige” i maschi rispetto alle coetanee del “gentil sesso”.

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