LA MIA INDIA

LA MIA INDIA
L'India, un mosaico di contraddizioni che ammalia e stordisce.

Mi sentivo soffocare, oppressa da una vita amorosa tormentata e dall’aridità elle persone e pensavo di poter attingere nuova forza dall’India. E così mi trovo a sedere al 44B, anche se avevo chiesto all’hostess di darmi un posto vicino al corridoio, causa paura folle di volare ed incapacità di star ferma per più di dieci minuti. Parto anche per curiosità, spinta dai racconti di alcuni miei amici che ci vanno da sempre, dalla magia dello yoga che nasce in quelle terre.
Il viaggio in India è uno di quei viaggi che non si dimenticano facilmente, un continente in cui si mescolano un mosaico di etnie, lingue, religioni, colori e profumi ed è stata per me l’esperienza che stavo cercando. E’ un posto che si vive, si respira ed al quale sento, per motivi misteriosi, di appartenere. L’India è inesauribile, affascinante, è terra di estremismi e di contraddizioni, che non ha termini di paragone; è incredibile come nulla si può fare e tutto si ottiene, contrattando. E’ irrazionale e meravigliosa e proprio per questo l’India stupisce il visitatore, lo strega, lo ammalia.
La primissima impressione che si ha dell’India è che è terribilmente sovrappopolata, con vie commerciali ed un traffico pazzesco di persone al lavoro a tutte le ore, disorganizzata, molto inquinata e soprattutto sporca.
Dall’altra parte ci sono i mille villaggi dove la vita si svolge ad un ritmo lento, quasi medioevale, dove la gente ti sorride e ti saluta correndoti incontro; dove trovi persone incredibilmente disponibili, reali e la presenza del divino che riguarda ogni singolo individuo, s’impone con incantata quiete nei loro innumerevoli templi.
Gli indiani sono assetati di adorazione, sembra che vivano soltanto per adorare e sono colmi di gratitudine nei confronti di tutti. La loro religione possiede un’iconografia molto vasta che è rappresentata da una serie di dei, adorati nei loro numerosissimi templi, mete costanti di pellegrinaggio.
L’India ha strade strette, impossibili da percorrere e completamente dissestate; gli autobus sono pieni zeppi di persone, non come in Italia che girano vuoti a vuoto ed i loro autisti guidano come pazzi. Il codice della strada prevede la legge del più grosso, quindi l’autobus passa quasi sempre per primo, prendendo dossi e buche a tutta velocità e tutti suonano continuamente e ripetutamente il clacson.
In mezzo al traffico caotico è strano notare come riescano a mescolarsi divinamente i carretti trainati dai buoi che procedono a passo d’uomo, impassibili e non curanti di ciò che li circonda.
Qua si vive per strada e per molti è l’unica vita possibile, mentre, invece, noi in
occidente le strade le percorriamo solamente. La gente in strada s’incontra,
parla in continuazione, dorme, cucina, mangia, fà affari, mendica,
festeggia, lavora e soprattutto prega.
Ovunque in India la magia dei colori si esibisce nei variopinti e ordinatissimi bazar di
frutta e verdura e dappertutto puoi farti avvolgere dal profumo di spezie e fiori, che ornano
in trecce i lunghi e lucidi capelli neri delle donne e che vengono offerti insieme alla musica ed alla danza alle proprie divinità.
Le persone sono tutte scalze. Gli animali, in particolar modo le enormi e scheletriche
vacche sacre, libere padrone delle strade incuranti del traffico, razzolano
in continuazione nella spazzatura alla ricerca di qualcosa di commestibile;
sparse qua e là puoi trovare minuscole botteghe traboccanti di qualsiasi
tipo di merce; uomini e donne, magri come chiodi, sono accovacciati sui
marciapiedi ed improvvisano i più impensabili mestieri, sono tutti
indaffarati a svolgere il loro dovere e le fogne a cielo aperto fanno da
cornice alle capanne di palme e fango.
Ovunque in India si avverte la presenza della morte con i suoi colori, la
sua atmosfera ed il suo odore, un odore di polvere, di spezie e di
decomposizione; e poi c’è l’indifferenza, che è certamente frequente in
India.
Gli indiani sono il popolo più indifferente di fronte alla sofferenza ed alla morte che io abbia mai visto. Ma è un’indifferenza che non ha niente a che vedere con l’insensibilità, la freddezza o la rassegnazione, è
serenità, è pace, è comunione.
La vera bellezza dell’India, la sua vera ricchezza è la gente, i loro caldi sorrisi, i loro sguardi, i loro sereni occhi scuri che ti penetrano nel profondo, le loro movenze.
Loro non hanno nulla eppure ti sorridono sempre, hanno un concetto diverso di ricchezza che ti trasmette vitalità ed una piacevole sensazione di pace e di serenità unica.
Il sedermi a parlare con loro, il giocare e fotografare i loro bambini mi ha arricchito molto, ha aumentato la mia tolleranza, mi ha dato una maggiore pace interiore, una certa saggezza, una visione più lucida degli esseri viventi e delle cose ed una maggiore consapevolezza della bellezza del mondo.
Fino ad ora, non avevo mai visto così da vicino la povertà, anche se la loro rimane una povertà umile; mi hanno insegnato che se non hai bisogno di nulla sei ricchissimo e che si vede bene solo con il cuore, perché l’essenziale è
invisibile agli occhi.

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One Response to “LA MIA INDIA” Subscribe

  1. Supi 6 giugno 2008 at 12:20 #

    WOW… è molto bello il tuo racconto… sembra di essere in India, sarebbe bello sentire i profumi attraverso internet, così renderebbero veremante l’idea!!! Fantastico, quasi incredibile, che ancora oggi possano esistere situazioni di questo tipo, noi siamo veramente abituati esageratamente troppo bene!!!!!!! :roll:

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