A PROPOSITO DI MORTE…


Quando si parla di morte – ammesso che se ne parli, perché gli italiani, sul tema, sono piuttosto scaramantici – tutti tendono a glissare, a minimizzare, a cambiare discorso o a buttarla sul ridere.
La morte, anche nel 2007, continua a rappresentare un tabù. Eppure c’è chi, con la morte, ha un rapporto quotidiano, poiché professionalmente impegnato a gestire i riti di trapasso. Prendete i fratelli Negrini, per esempio, che a Modena gestiscono un’importante agenzia di onoranze funebri. Li incontri e a tutto pensi, fuorché alla morte. Simpatici, diretti, cordiali, ti parlano giustamente della loro professione come un fiorista ti decanterebbe l’ultima, bellissima composizione floreale creata. Con loro abbiamo cercato di capire quale sia il rapporto dei modenesi con “la nera signora” e che mondo giri intorno ad un doloroso rito di passaggio.
Partiamo proprio dal rapporto dei modenesi con la morte: come lo descrivereste?
I modenesi sono ovviamente affranti nella circostanza di un lutto, ma la loro reazione è piuttosto sobria e controllata. Già 20 o 30 anni fa, le reazioni erano più “rumorose” e a ruota libera, ora nelle camere ardenti c’è sicuramente più silenzio e rispetto per il feretro, anche se in alcuni casi sembra più di assistere ad una riunione di famiglia, dove persone che da tempo non si vedevano si scambiano convenevoli, che ad un momento doloroso.
E voi che rapporto avete?
Anche se siamo in questo business da ormai 15 anni, non riusciamo a “farci il callo”, nel senso che ogni decesso è diverso dagli altri, non c’è routine. Noi poi non ci sentiamo “venditori” di qualcosa, capaci di mantenere un atteggiamento asettico e distaccato rispetto al dolore dei famigliari, ma siamo sempre coinvolti. E questo alle famiglie è di grande aiuto, pensi che molte ci dimostrano la loro gratitudine in modo concreto, con regali o toccanti biglietti di ringraziamento, che rappresentano la nostra più grande gratificazione.
In generale, a che cosa la gente è più attenta rispetto alle esequie?
Decisamente ai fiori, che devono notarsi subito rispetto al tipo di bara. E poi al prezzo complessivo del funerale, per il quale il rapporto tra qualità e soldi spesi è fondamentale, anche perché la concorrenza è tanta e agguerrita.
Strano, avrei detto la bara…
No, per quella c’è sempre meno attenzione, tranne casi particolari.
La morte, si sa, scatena anche l’eccentricità delle persone. In tanti anni di attività vi sarà capitato di ricevere richieste bizzarre…
Diverse, per la verità. Ultimamente, per esempio, un nonnino ha voluto farsi vestire completamente di rosso e nero, poichè milanista. Ci sono quelli, invece, che assolutamente lasciano detto di non volersi far vedere per nessun motivo e così li mettiamo in una stanza chiusa e appartata, con il feretro che viene sigillato subito dopo che sono trascorse le ore regolamentari. I cinesi, invece, riempiono la cassa di soldi, è una loro tradizione consolidata. Qualcuno viene a scegliere la bara con largo anticipo, altri organizzano il funerale su internet.
Par di capire che esistano le “mode” anche nel vostro settore.
Certamente! Ad esempio, quando morì Giovanni Paolo II, immediatamente dopo fu lanciato sul mercato il suo modello di bara. Così come esiste una bara con l’effigie di Padre Pio. O, ancora, per un periodo le casse vengono proposte dalle aziende produttrici tutte lisce e minimali, poi la stagione successiva sono tutte lavoratissime. Dipende molto dalle aziende produttrici. Noi andiamo spesso alle fiere di settore, per esempio quella di Modena, la Tenexpo, che dal 2008 è stata trasferita a Bologna.
Parlavate prima dell’intensa concorrenza del settore. Sugli organi di informazione, sono uscite tempo fa storie poco edificanti di “sciacallaggio” delle agenzie in camera ardente al Policlinico. Ora, esiste ancora questa lotta per accaparrarsi il defunto o no?
Esiste ancora, anche se, dopo l’approvazione di regolamenti giustamente più rigidi, ha cambiato forme, divenendo più invisibile. Adesso c’è l’intervento discreto di personale “esterno” che tende, diciamo così, a consigliare caldamente alle famiglie un’agenzia piuttosto che un’altra, inquinando di fatto il mercato.
Per finire: che esequie vorrete?
La cremazione, senza dubbio, perché è decisamente la pratica più igienica e risolutiva.

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  1. pallina 13 maggio 2008 at 14:53 #

    La morte è sicuramente un tabù ancora molto diffuso,le persone spesso non ne parlano perchè in modo scaramanticano cercano di tenerla il più lontano possibile.Purtroppo la morte rende le persone tutte uguali nessuno vive in eterno e spesso quando ci relazioniamo con gli altri o ci comportamo in modo scorretto dovremmo ricordarci che siamo parte della natura e come tali solo di passaggio in questo mondo.A me è capitato di partecipare al funerale di un rom morto in circostanze tragiche.La banda di cui anch’io facevo parte era stata incaricata di suonare al corteo funebre,sono rimasta molto colpita da questo funerale perchè totalmente diverso da quelli a cui avevo assistito solitamente.
    Ci hanno chiesto di suonare tutte canzoni allegre ballate,le donne e i bambini hanno disseminata la strada di tantissimi e coloratissimi petali di fiori sui qualicamminava il corteo.Un momento così triste era stato trasformato in un momento di festa anche se sicuramente la perdita del congiunto faceva soffrire le persone a lui vicine.

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