Ha occhi vivaci e sorridenti come quelli dei suoi angeli Anna Corsini, mentre ci accoglie nella sua casa-atelier, a un passo dal centro di Modena, in una bella giornata di sole. Uno sguardo che, nel corso dell’intervista, vedrò emozionarsi parlando della grande tradizione della pittura figurativa, che Anna ama alla follia. Una passione per la pittura e per la figura che Anna ha avuto “da sempre, fin da bambina: studiavo e poi nel fine settimana dipingevo incessantemente”, come ci confida da subito.
Eppure, Anna, la pittura è stata a lungo un hobby: quando e perché è divenuto un mestiere a tempo pieno?
In effetti si è trattato, come spesso accade, di un lungo percorso di maturazione, durante il quale ho messo a fuoco cosa avrei veramente voluto fare “da grande”. Poi ad un certo punto mi sono letteralmente buttata, spinta da una passione non più riducibile ad un hobby e, soprattutto, dalla domanda “riuscirò a vivere di ciò che mi piace fare?” Così – lo ricordo ancora come fosse ieri – nel periodo natalizio ho fatta una prima mostra al Club Europa di Pavarotti, senza tanta organizzazione, come spesso accade agli esordienti. E devo dire che, con mio grande stupore, la cosa ebbe un certo successo, vendetti quasi tutto e, cosa più importante, fui confortata nella scelta di continuare a dipingere a tempo pieno, vivendo del mio lavoro. A quella prima mostra ne seguì un’altra, questa volta molto ben organizzata, al Club La Meridiana, che ebbe grande riscontro. Da lì iniziò l’iter canonico della presenza nei cataloghi nazionali ed internazionali con le relative quotazioni. Anche se poi ho fatto scelte di grande libertà, decidendo per esempio di non legarmi a nessun gallerista: nell’arte, come nella vita, sono un po’ un cane sciolto…
Te lo avranno già chiesto un migliaio di volte, ma non posso non chiedertelo anche io: perché gli angeli?
Sono angeli tra virgolette, poiché sospesi tra terra e cielo. Io preferisco definirli, infatti, angeli-bambini o bambini-angeli. Per me sono la quintessenza di quella parte bambina, innocente, che è dentro ciascuno di noi. Un’innocenza che io catturo sulla tela, ma che è in tutti noi. Siamo lontani, come vedi, dagli angeli della tradizione religiosa.
Questi angeli, comunque, hanno fatto molto parlare di sé…Ti propongo un gioco: ti cito le definizioni che alcuni critici hanno dato di te e del tuo lavoro e tu mi dici se ti ci riconosci. Ti va?
Certo, vediamo un po’.
Vittorio Sgarbi, per cominciare, ha detto che i tuoi angeli “sembrano ispirarsi a quello che ritengo essere il principio base dell’arte: il particolare”.
Beh, ha colto bene la mia cura assoluta per il particolare, che deve essere preciso, nella migliore tradizione della pittura figurativa. Io sono molto colpita dalla riproduzione, fatta con maestria, della realtà e cerco di curare a mia volta dettagli e sfumature.
A me, per esempio, hanno colpito moltissimo gli occhi dei tuoi angeli-bambini…
Grazie, in effetti finché non vedo quella certa luce nell’occhio il quadro per me non è finito. Ho anche un vezzo, che è quello dello sguardo che ti segue ovunque tu ti sposti…
Tornando alla critica, Paolo Levi ha scritto che tu sembri riportare in luce “elementi che nella pittura manieristica del seicento rappresentavano deliziosi particolari”. Lo senti questo legame col manierismo seicentesco o no?
Guarda io di mio non amo le etichette, nell’arte come nella vita, perché mi sembrano sempre un po’ limitanti, mentre io apprezzo la ricchezza delle sfumature. Spesso poi non mi rendo conto e non mi interessano un gran che le ascendenze artistiche, se ho preso da questa o quella tradizione…
Giovanni Moschi ha invece detto che le tue creature esprimono “bambini veri, con sguardi veri, con pupille che trafiggono liete lo spettatore”…
Direi che di tutte questa è la definizione che preferisco. Moschi ha decisamente colto, con sensibilità, l’essenza del mio lavoro.
Toglimi una curiosità: non hai mai voglia di dipingere altro? E se sì, cosa?
Ma io ho dipinto di tutto, ad esempio fiori o animali, mi piace la figura e amo riprodurla. E’ lei il nucleo centrale del mio lavoro. Dicevo che ho provato a fare di tutto ma non mi sono appassionata, per esempio non farei mai paesaggi, che sono già perfetti di per sé, tanto che ogni riproduzione rischierebbe di essere deludente.
Chi sono gli artisti che ammiri e perché?
Ammiro i Tiepolo, i Rembrandt, i grandi virtuosi della tecnica, perché la tecnica in pittura è sostanza, non solo forma. Se prendi un quadro come “La ronda di notte” di Rembrandt è praticamente inimitabile, tanto è suprema la tecnica. Ammiro tutti gli artisti che hanno questo dono e, devo dire, sono tutti pittori figurativi quelli che mi emozionano.


