A Roma, all’alba, quando tutti dormono, c’è un uomo che non dorme. Quell’uomo si chiama Giulio Andreotti. Non dorme perché deve lavorare, scrivere libri, fare vita mondana e, in ultima analisi, pregare. Pacato, sornione, imperscrutabile, Andreotti è il potere in Italia da quattro decenni. Agli inizi degli anni novanta, senza arroganza e senza umiltà, immobile e sussurrante, ambiguo e rassicurante, avanza inarrestabile verso il settimo mandato come Presidente del Consiglio. Alla soglia dei settant’anni, Andreotti è un gerontocrate che, equipaggiato come Dio, non teme nessuno e non sa cosa sia il timore reverenziale.
Molto più di una biografia o di un atto di denuncia politica, questo nuovo film di Paolo Sorrentino, meritatamente premiato a Cannes con il Premio Speciale della Giuria. Una riflessione sul potere e sull’uomo che lo ha incarnato, in Italia, tra misteri e contraddizioni, per oltre 50 anni. Un film potente, che si sostanzia dello stile mai banale del regista, ricco di allegorie, e della straordinaria prova d’attore di Toni Servillo che, lungi dall’imitare l’orginale, lo trasfigura nella maschera del potere assoluto.


