La moglie di un industriale di provincia, Silvana, sofferente da tempo di disturbi nervosi, si convince che la giovane domestica rumena, Maria, sia responsabile della sparizione di alcuni oggetti preziosi nella propria casa. Senza alcuna prova, contro la volontà del marito Giovanni e soprattutto della giovane figlia Anna, la donna decide di licenziare su due piedi la giovane. Maria, dopo un inutile e disperato vagabondare, decide di tornare in casa del suo ex fidanzato, Ionut: l’uomo è da poco uscito di galera e ora condivide un poverissimo appartamento di ringhiera col fratello minore adolescente Victor.
Terzo film, dopo i premiati “Gomorra” e “Il Divo”, ad essere celebrato a Cannes, questo di Francesco Munzi colpisce per la capacità del giovane regista di puntare il suo sguardo sulla nostra società, ormai sempre più multiculturale, concentrandosi laddove le contraddizioni si fanno più forti e pericolose, ovvero il Nordest del nostro paese. Un film non retorico, asciutto, che fa riflettere sfuggendo alla facile trappola del film a tesi.


