L a Birmania è un paese indimenticabile, isolato dal resto del mondo, nel quale gli uomini non indossano pantaloni, ma il longy, una gonna annodata sul davanti, e le donne si truccano le guance con il tannaka, una pianta che si strofina sulla pietra, per proteggersi dal sole e sembrare più belle.
Un paese con minoranze etniche che cercano ancora di mantenere i loro usi e costumi; un paese governato da una dittatura militare che condiziona e controlla la vita delle persone e non lascia spazio a nessuna forma di democrazia e libertà d’opinione. In Birmania la gente non possiede praticamente nulla e vive con pochissimo, ma nonostante questo ho incontrato persone splendide e gentilissime che con la loro ospitalità mi hanno accolto nelle loro umili abitazioni per offrirmi un tè e scambiare due chiacchiere. I loro sorrisi sono il mio più bel ricordo della Birmania!
Il viaggio parte dalla capitale Yangoon con la visita della scintillante Shewdagon Paya, uno stupa alto 98 mt. che, secondo la tradizione buddista, conserva al suo interno otto capelli del Buddha ed è impreziosito da tonnellate d’oro, da migliaia di diamanti ed altre pietre preziose. E’ situata all’interno di un complesso di pagode e Buddha di ogni dimensione e posizione.
Come in tutti i siti religiosi del paese, abbiamo girato scalzi su terre battute, mattonelle scivolose ed escrementi di scimmie, ma poi, dopo il primo giorno, diventa quasi naturale togliersi le scarpe davanti all’ennesima pagoda.
In questi luoghi avverti un’atmosfera di grande spiritualità: le persone pregano, fanno offerte, compiono riti davanti a centinaia di statue. In questo paese il buddismo costituisce l’elemento portante della vita sociale di ognuno.
Lasciata la capitale proseguiamo verso Bagò, dove possiamo ammirare due Buddha reclinati di enormi dimensioni: il primo lungo 55 mt. e il secondo 60 mt.
Con un volo raggiungiamo Mandalay, la seconda città della Birmania ed il maggiore centro religioso del paese, e con un’attraversata in battello sul fiume Irrawaddy raggiungiamo il complesso religioso di Mingun, con le sue pagode e l’enorme campana di bronzo, seconda al mondo come grandezza dopo quella di Mosca.
Qui le strade di terra brulicano di bambini e donne che ti invitano a comprare i loro oggetti sacri e i loro manufatti, sempre con molta insistenza, ma comunque con un sorriso se decidi di non comprare nulla.
Torniamo a Mandalay e decidiamo di visitare il mercato delle giade, con le sue numerose bancarelle all’aperto, dove la gente del luogo lavora, esamina e contratta pezzi di giada ed altre pietre preziose.
Visitiamo poi il monastero di Mha Ganayoung Kyaung, in cui risiedono migliaia di monaci. Quello che ti colpisce è il colore rosso delle tuniche dei giovani monaci rasati a zero, che hanno appoggiata in grembo un’enorme ciotola rotonda e scura e si mettono in fila per ricevere l’offerta mattutina del cibo per poi consumarlo in silenzio.
Ci dirigiamo verso Amarapura dove l’attrazione principale è il ponte in tek, il più lungo del mondo (1,2 km) e vecchio di 200 anni. L’atmosfera è affascinante, con la gente del luogo che, a piedi o in bicicletta, attraversa il ponte per raggiungere il villaggio di capanne sull’altra sponda del lago ed i monaci con le loro ciotole per le elemosine che raggiungono i monasteri.
Da Mandalay partiamo con il traghetto che ridiscende il fiume Irrawaddy per arrivare al più grande e importante sito archeologico della Birmania: Bagan. Con il bus e la bicicletta girovaghiamo nei 40 km di campagna costellata da più di 5000 pagode vecchie di 900 anni e da una miriade di sentieri e piste che collegano i templi. Alloggiamo a Nyaung U, il maggiore centro abitato della zona e visitiamo il coloratissimo mercato e la fabbrica delle lacche, dove si può ammirare il processo di realizzazione di ciotole, vassoi e altri oggetti costituiti da un’intelaiatura di bamboo e da vari strati di lacca (una resina), incisi e dipinti a mano.
Da Bagan si giunge in un paio di ore al Monte Popa, sormontato da una superba pagoda. Per raggiungerlo percorriamo un tortuoso passaggio coperto, nel quale innumerevoli scimmie sono pronte a derubarti di ogni cosa che tieni in mano.
Da qui partiamo in bus per una breve sosta alla grotta di Pindaya, che ha al suo interno 8000 Buddha di ogni dimensione e, dopo un lungo viaggio, raggiungiamo il Lago Inle. Durante il tragitto incontriamo numerosi villaggi costituiti da piccole capanne con i tetti in paglia e possiamo osservare le persone nella loro quotidianità, fatta di un duro lavoro nelle risaie, nei campi di sesamo, cotone e cavolfiori, con l’aiuto principale fornito ancora dai bufali. L’impressione è di essere tornati indietro con gli anni, un vero viaggio nel tempo!
Arrivati al lago Inle, un’escursione con le long boat ci fa ammirare i villaggi, i mercati e la gente che vive e lavora sulle sponde del lago. Navigando riusciamo ad osservare le piantagioni galleggianti di ortaggi, fiori e frutta ed i pescatori Intha, famosi per il modo in cui spingono le loro imbarcazioni stando in piedi a poppa, reggendosi su una sola gamba, mentre con l’altra tengono il remo.
Ogni edificio (case, monasteri, templi) è costruito su delle palafitte di sottilissimi bastoni di bamboo inchiodati sul fondo del lago. Terminiamo la visita al mercato di Indein, un villaggio che da solo sette anni è stato aperto agli stranieri. Qui si vendono prodotti coltivati sul lago, ma anche gli animali allevati sulle montagne ed i prodotti di artigianato delle varie tribù lontane.
Eccoci arrivati al termine del nostro viaggio. Con molta malinconia lasciamo questo paese ricco di bellezze storiche, splendidi paesaggi, ma soprattutto di persone poverissime, ma ricche di tanta umanità.
Cristina Siligardi


Complimenti fai sempre dei viaggi bellissimi e molto affascinanti,il tutto e’ reso ancora piu’ bello dalla bravura con cui ogni volta fai dei reportage fotografici da invidia anche per il piu’ bravo fotogravo professionista.Spero proprio che un giorno tu possa fare una mostra di tutte quelle bellissime foto che hai fatto nel corso dei tuoi mervigliosi viaggi ,perche’ ti posso garantire che e’ una gioia per gli occhi e lo spirito vedere le tue opere brava Cristel.bacio
straordinarie foto! come sempre…
dovresti presentarle a dei concorsi perchè davvero hai un grande talento!!!
Sei riuscita farmi ciucciare le tue foto che avevo schivato fin’ora Cristel!! sono bellissime complimenti bel viaggio che non farò mai nelle tue modalità ma bel viaggio!
belle le tue foto… hai mai pensato di fare delle mostre sui viaggi???
bhè che dire le foto di Cristell sono sempre molto belle. Anche se queste ormai le so quasi a memoria le riguardo sempre volentieri, chissà magari tra qualche anno riuscirò a capitarci anche io in zona??!!
Deve essere stato un viaggio davvero affascinante. Complimenti per le foto, sono davvero belle, mi sono piaciute soprattutto quelle in cui hai colto momenti della vita quotidiana delle persone. E che tenerezza fanno tutti i bambini!
Brava cristel davvero bellissime! Ammiro anche il “coraggio” che hai ad andare in vacanza in certi posti a volte rischiosi e con condizioni di vita precarie, sei quasi una reporter! Chissà magari un giorno le tue foto diventeranno famose! Non è che mi autografi una copia??? Ancora complimeti
Se ti può interessare Morgana organizzerò presto delle serate a casa mia con aperitivo e mostrerò in TV i video delle mie foto fatti con un programma che si utilizza su PC! Accetto prenotazioni, e mi aspetto che Giorgi partecipi con entusiasmo!!!!
Vorrei prenotare un posto per la stagione autunnale. Aspetto calendario proiezioni Settembre/Ottobre
e vorrei anche prenotare una copia del cd!
è andata per l’aperitivo!!!! hahahaahaha!!!
che belle le foto!!!un viaggio che sicuramente deve essere indimenticabile..eravate super organizzati o siete andati un pò così al “come capita”?
Oh finalmente… Cristel è un po’ che aspetto l’ultimazione dei video con le foto dei tuoi viaggi. Prenoto un posto nella sala etnica!