Finalmente ce l’ho fatta.
Sono riuscita a uscire da quel postaccio orrendo, pieno di oche starnazzanti, tutte così uguali con i loro capelli biondi, le loro curve mozzafiato (ma come fanno poi ad avere un vitino così sottile e due tette enormi…) e i loro occhi azzurri, sempre perfettamente truccati.
C’è stato da sgomitare parecchio, ma ne è valsa la pena: adesso sono fuori.
In realtà ho perso una scarpa, ma non importa, nemmeno mi piacevano quelle scarpe.
Rosa shocking, coi tacchi a spillo e così dannatamente frivole. Quasi quasi butto anche questa, tanto è nel mio destino perdere le scarpe.
- Ma dove vai? Torna qua!!! -
Mi volto giusto in tempo per vedere il Big Jim della situazione che cerca di richiamarmi all’ovile.
Ma guardatelo, fa quasi pena. Con quei capelli impomatati sempre perfettamente pettinati, i suoi jeans modello standard e la sua giacchetta sportiva. Mi fa venire voglia di ridere.
Non ci penso proprio.
- Ma dove vai? Torna qua!!! -
Mi volto giusto in tempo per vedere il Big Jim della situazione che cerca di richiamarmi all’ovile.
Ma guardatelo, fa quasi pena. Con quei capelli impomatati sempre perfettamente pettinati, i suoi jeans modello standard e la sua giacchetta sportiva. Mi fa venire voglia di ridere.
Non ci penso proprio.
Io lì dentro non ci torno nemmeno se mi pagano.
Io sono diversa.
Loro non possono capire.
Lei se ne farà una ragione, prima o poi.
Continuo imperterrita la mia lunga marcia verso la libertà. Ormai ho perso anche l’altra scarpa, come volevasi dimostrare, ma rimangono ancora i miei vestiti, così inadatti, così diversi da me.
Continuo imperterrita la mia lunga marcia verso la libertà. Ormai ho perso anche l’altra scarpa, come volevasi dimostrare, ma rimangono ancora i miei vestiti, così inadatti, così diversi da me.
Questa gonna, così corta, così stretta che non ci si potrebbe infilare nemmeno uno spillo sotto, figurarsi un paio di mutandine.
Infatti, a dire il vero, io non le porto.
Non per scelta, intendiamoci.
Ne conosco qualcuna che riesce a indossare le mutandine sotto queste stramaledette microgonne, ma gli sono state praticamente disegnate addosso, se capite cosa voglio dire.
Non è il mio caso. Del resto non è che io abbia poi chissà che da nascondere.
Poi sopra sono nuda.
Poi sopra sono nuda.
Già proprio così, nemmeno un reggiseno del cavolo. Avevo una bellissima felpa, ma l’ho “prestata” e non l’ho più rivista.
Peccato.
Ma tanto non sento freddo.
Uhu.
Uhu.
Eccoci! Sono quasi arrivata alla dogana della libertà.
Speriamo che sia aperta.
Aha! Lo sapevo, è la mia sera fortunata, è aperta! Del resto è estate, fa caldo, è normale che sia aperta.
Bene cari amici e vicini, allora ci siamo.
Mi volto indietro e con uno sguardo abbraccio quella stanza, che è stata la mia casa per tutto questo tempo. Le pareti avvolte da una rassicurante carta con i coniglietti, il pavimento di legno chiaro, il lampadario a forma di elefante rosa, l’enorme letto a baldacchino anch’esso rosa, l’armadio rosa, lo specchio rosa….mio Dio ma quanto rosa c’è in questa cavolo di stanza…Perfino le tende della finestra sono rosa.
Ottimo, così l’ultima cosa che vedrò sarà uno scorcio di rosa che si allontana sempre più.
Sono sul davanzale della finestra.
Aha! Lo sapevo, è la mia sera fortunata, è aperta! Del resto è estate, fa caldo, è normale che sia aperta.
Bene cari amici e vicini, allora ci siamo.
Mi volto indietro e con uno sguardo abbraccio quella stanza, che è stata la mia casa per tutto questo tempo. Le pareti avvolte da una rassicurante carta con i coniglietti, il pavimento di legno chiaro, il lampadario a forma di elefante rosa, l’enorme letto a baldacchino anch’esso rosa, l’armadio rosa, lo specchio rosa….mio Dio ma quanto rosa c’è in questa cavolo di stanza…Perfino le tende della finestra sono rosa.
Ottimo, così l’ultima cosa che vedrò sarà uno scorcio di rosa che si allontana sempre più.
Sono sul davanzale della finestra.
Guardo di sotto, ma non vedo quasi niente, qualche albero, forse, ma siamo troppo in alto, non distinguo bene i particolari.
Mi lascio cadere nel vuoto.
Mentre cado rotolo più volte su me stessa, come una bambola.
Vedo finestre scorrermi davanti, vorrei urlare, ma chi sentirebbe l’urlo di una Barbie tarocca? Forse nemmeno se fossi l’originale potrebbero udirmi.
Mi lascio cadere nel vuoto.
Mentre cado rotolo più volte su me stessa, come una bambola.
Vedo finestre scorrermi davanti, vorrei urlare, ma chi sentirebbe l’urlo di una Barbie tarocca? Forse nemmeno se fossi l’originale potrebbero udirmi.
Uhm, se fossi il modello che parla…
L’impatto col terreno è forte.
L’impatto col terreno è forte.
Molto forte.
Dannatamente forte.
Cavolo.
Mi si è staccata la testa e credo che una delle mie gambe abbia bisogno di una raggiustatina. Uffa!!! Non posso scappare senza testa e senza una gamba.
Mi toccherà aspettare domani mattina.
Mi toccherà aspettare domani mattina.
Quando lei non mi vedrà più nel cesto delle bambole, mi verrà a cercare…maledetta testa tarocca, maledette gambe tarocche!!!


complimenti per il mega viaggio che ti sei fatta…
complimenti Penelope, come inizio mi sembra molto buono, ci vorrebbe un continuo magari a puntate? perchè non ci pensi? mi pace molto il tuo modo di scrivere!!
Scusate ma questo testo non è tratto da un libro????
A dire il vero no, è la prima parte di un racconto scritto da me, magari fosse un libro!!!
Complimenti Penelope, l’idea di utilizzare come protagonista una Barbie sfortunata o cmq inadatta al ruolo che le hanno sempre assegnato è veramente originale!!!!! BRAVA BRAVA BRAVA
Brava Penepole e sempre bello scoprire dei talenti ,ti spingo a continuare, il tuo racconto e’ particolare e originale sarei curiosa di scoprire il resto.. chissa’ una nuova rubrica …un racconto a puntate…
bellissimo!!! lulu, hai avuto un’idea grandiosa… UNA RUBRICA O UN RACCONTO A PUNTATE… dai fai il possibile… non mi puoi lasciare così!!! hai talento!!!
Complimenti per il racconto, anch’io leggerei volentieri il seguito.
COMPLIMENTI!!!La storia è davvero originale…..e non si può rimanere senza sapere come continua.Aspetto la seconda puntata!