Carpi da qualche settimana è in fermento per l’avvenimento dell’anno: il centenario di Dorando Pietri.
Da megalomani quali siamo, sì anche io sono carpigiana, i preparativi per il grande giorno sono partiti ben due anni fa, con un display luminoso con il conto alla rovescia in attesa del 24 luglio all’uscita del casello autostradale. Non tutti però hanno apprezzato cotanta aspettativa, tanto che più volte questo display è stato vittima dei soliti vandali. Oggi, 24 luglio, Carpi si vestirà a festa, per celebrare quello che viene considerato “l’eroe nostrano”: Dorando Pietri. Per quelli tra voi che si stanno chiedendo se c’è qualche affinità con le macchinette del caffè vi deluderà sapere che Dorando era un maratoneta. Avete presente la Maratona di Carpi, quella che fanno vedere anche su Raitre? Bè, a Carpi la maratona è un’istituzione proprio grazie al signor Pietri.
Dorando aveva una sola e unica passione: correre. E questa passione lo ha accompagnato, nel bene e nel male, per tutta la sua vita, fino ad arrivare alle Olimpiadi di Londra, nel 1908. Quella Maratona lo fece entrare di diritto negli annali della storia, perchè la vinse, è vero, ma la perse anche. Il nostro sfortunato eroe era riuscito a staccare i concorrenti, padroneggiando con sicurezza la corsa.
A un paio di km dal traguardo (il destino a volte è davvero beffardo) la mente gli gioca brutti scherzi e sbaglia strada, non imbrocca l’ingresso allo stadio e i giudici sono costretti a farlo tornare indietro. Riconquistata la strada mestra con l’aiuto dei giudici, Dorando non è più l’atleta lucido e caparbio di sempre: 200 metridal traguardo gli mancano le forze, si sente male a causa del caldo e dell’enorme dispendio d’energie e cade esanime davanti alla folla ammutolita dallo stupore. I giudici e alcuni medici lo risollevano e lo aiutano a rimettersi in piedi, ma Dorando non ce la fa più, è stremato, al limite delle forze. Scava dentro di sè per trovare la forza di andare avanti e vincere la sua corsa, ma continua a cadere. Cade ben 4 volte, e ogni volta un “Oh!” di preoccupata trepidazione si alza dalla folle, ormai tutta dalla sua parte. Alla fine, sorretto da un giudice e un medico riesce a tagliare l’agognato traguardo, tra le grida di gioia della folla e i flash delle macchine fotografiche che immortalano per sempre questo momento.
Ma purtroppo il destino beffardo gli riserva un’altra brutta sorpresa. Il secondo classificato, lo statunitense Johnny Hayes, presentò un reclamo formale alla Commissione Olimpica, contestando la vittoria “con aiuto” di Dorando. La Commissione Olimpica dovette accettare senza riserve il reclamo e così il nostro eroe venne squalificato. La Regina d’Inghilterra Alessandra, però, volle premiare la sua costanza e la sua forza di volontà, con una coppa d’argento. Il racconto della sua impresa eroica ma sfortunata fece immediatamente il giro del mondo. Da un giorno all’altro Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all’estero. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò addirittura una canzone: Dorando.
Vista la diatriba che si era aperta riguardo a questa Maratona, i due atleti si sfidarno nuovamente in singolar tenzone il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York. Questa volta Dorando riuscì a vincere su Hayes senza bisogno d’aiuto e questa sua vittoria postuma lo consacrò per sempre come valoroso atleta.

