Non sono come le altre (quarta puntata)

Non potevo certo competere in bellezza con le altre Barbie.
Insomma io ero solo una pessima imitazione di tutto ciò che loro riuscivano ad essere senza sforzarsi.
Vi ho già parlato dei capelli, delle braccia e del fisico, vero?
Bè, potrebbe bastare.
Ma ci sono altri milioni di particolari.
Tanto per cominciare io non sono così solida. Insomma la mia testa è avvitata sul collo, non saldamente unita ad esso con sofisticati sistemi da giocattolaio.
Ops, già è vero.
Era.
E così sono anche le mie gambe e le mie braccia: se provi a muovermele troppo ti rimarrano in mano.
Già visto, già successo.

Poi io sono fatta di plastica dura, non so se avete presente, quella plastica con le cuciture da saldatura a caldo malcelate.
Non sono fatta di quel morbido materiale delle Barbie.
Io ho la pelle corazzata, bianca come il latte: da vera sfigata doc, mentre loro sono costantemente abbronzate, come vere star hollywoodiane.
Poi…insomma mi avete guardato bene in faccia? Io non sono perfettamente truccata e non sfodero un brillante sorriso da Miss Universo.
No, la mia bocca è piegata in una smorfia di eterno stupore che mi fa somigliare tanto a una di quelle bambole grosse e volgari che ho visto su un camion mentre mi portavano via dalla fabbrica.
Chissà chi le compra poi quelle bambolone con parrucche oscene e bocche spalancate.

Sarà per la mia diversità che non sono mai stata al centro dei suoi giochi?
Insomma all’inizio mi sono sentita quasi importante. Dovevate vedere come mi teneva in mano, tra le file di bancarelle di dolciumi e quelle di scarpe, come mi osservava attentamente, come mi parlava.
Già.
Mi raccontava un mucchio di cose, come se io potessi risponderle. Mi ha illustrato per filo e per segno la vita come la intendeva lei, fatta di gelato all’amarena, giornate in piscina, corse nei prati e morbidi cuscini.
Mi ha descritto la sua cameretta, ha delineato un quadro ben preciso della disposizione dei mobili e mi ha persino parlato del famoso cesto di bambole, in cui avrei soggiornato per il resto della mia vita.
Poi ha incominciato a enumerare una serie di giochi spassosissimi (per lei, ovvio) che avremmo potuto fare insieme.
Ed è stato allora che ho iniziato a temere.
Nei giochi di cui parlava non eravamo mai sole.
C’erano sempre tutte le sue altre Barbie, che lei chiamava per nome, come se fossero reali, vere in carne ed ossa.
- Uh, si giocheremo alle Principesse, vedrai ti piacerà! Sono sicura che ci divertiremo un sacco, potremmo fare che Giada e Cristina sono le belle del castello e tu invece sei la nuova arrivata. Poi facciamo che c’è un ballo…si un ballo al castello! Ma tu non ci puoi andare – Mi ha guardata con il suo sguardo speciale, quello che mi ricordo meglio, un misto tra compassione, serietà e disprezzo – Te non ce l’hai mica il vestito per il gran ballo! Facciamo che sei la loro servetta tuttofare! Sì, che bella idea! –
A voi pare una bella idea?
No, ditemelo.
Solo a me sembrava un’idea di mxxxa?

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