Il rito della sera

Le lenzuola sono fredde, mi infilo veloce sotto la trapunta pesante con il mio pigiamino rosa con il gatto stampato sulla maglietta e mi raggomitolo facendo una salsiccia di coperte e piedini congelati.

Poi finalmente arriva anche lei, con i suoi piedi caldi come caldarroste uscite dal fuoco e io subito mi appiccico come colla su un foglio di carta.

Lei spegne la luce e mi rimbocca le coperte con una mano sola, mentre con l’altra accende la radio sul comodino e il bollettino meteo irrompe nella stanza buia, con i suoi “mare moderatamente mosso”, e i “venti che soffiano da ponente”.

- Mamma mi racconti una favola?- la mia voce echeggia lagnosa e infantile, assorbendo il buio della stanza e coprendo la monotona voce della radio.

-Mmh…- la sento che pensa, riemergendo dal dormiveglia in cui chissà come era già caduta.

- Dai…-

Mi avvicino ancora, per rubare un po’ del suo calore di mamma e per impietosirla anche un po’, ammettiamolo.

- C’era una volta…- ahaha! Ce l’ho fatta! La mia tecnica infallibile non fallisce mai…

- …una mamma capra che aveva sette capretti, tutti bianchi. Vivevano tutti assieme in una casa in mezzo al bosco. La mamma capra andava a lavorare tutti i giorni- ma che lavoro potrà mai fare una capra? - e tutti i giorni, mentre si apprestava ad uscire di casa si raccomandava a lungo con i suoi figlioli: “Mi raccomando, fate i bravi, non uscite mai di casa e, soprattutto, non aprite a nessuno per nessun motivo!”. E loro ubbidienti le rispondevano in coro: “Sì, mamma!”. Così la mamma capra prendeva il mantello e la borsa ed usciva di casa, non prima di aver chiuso per bene la porta. Un giorno, mentre la mamma salutava i suoi figlioli sulla soglia della porta, passò di lì un lupo che vide tutta la scena. Il lupo era molto affamato, erano ormai molti giorni che girovagava nel bosco in cerca di cibo e l’unica cosa che era riuscito a raccattare era stata una pernice, nemmeno troppo cicciotta.- Chissà che cos’è una pernice? Mah, meglio non chiedere, metti che poi si scorda di come va a finire…- Il lupo capì subito che i sette figli della mamma capra stavano soli tutto il giorno e che, senza la protezione della loro mamma, sarebbero stati una facile preda. Così attese nascosto dietro un albero che la mamma si fosse allontanata lungo il sentiero e si avvicinò alla porta della casa. Bussò alla porta. Dall’altra parte uno dei sette capretti si fece avanti e, con la sua vocetta belante chiese: “Chi è?”. – La mia mamma è troppo forte a fare le voci! – E il lupo rispose: “Sono la mamma, mi sono dimenticata le chiavi di casa, apritemi per favore.”. I capretti si guardarono in faccia: avevano perfettamente capito che quella non poteva essere la loro mamma, aveva un vocione! Allora prontamente uno dei sette capretti rispose: “No, non ti apriamo! Tu non sei la nostra mamma, e noi non ti apriremo!”. E così dicendo si allontanarono dalla porta lasciando il lupo con un palmo di naso.

Il lupo, però, non si voleva arrendere così facilmente e escogitò un modo per modificare la propria voce, addolcendola come quella di mamma capra. Pensa che ti ripensa il lupo andò dal droghiere e con il suo vocione e le sue grosse zanne lo obbligò a dargli un sacco pieno di caramelle al miele. – Buone le caramelle al miele…. –

Tornato nel bosco il lupo si mangiò tutte le caramelle, una dopo l’altra fino a quando la sua voce non divenne dolce e melodiosa, come quella di mamma capra. – Una volta devo provare anche io, per vedere se la mia vocetta stridula diventa dolce come quella di mia sorella quando canta - Aspettò paziente che la mamma capra se ne fosse andata e poi andò a bussare alla porta. I capretti dall’altra parte gridarono in coro: “Chi è?” e il lupo, con la sua nuova voce rispose: “Sono la mamma, apritemi bambini!”. E i sette capretti si guardarono in faccia l’un l’altro: sembrava proprio la voce della loro mamma! Allora il più grande dei fratellini si fece avanti e disse: “Va bene, ti apriamo, ma prima, per essere sicuri che sei davvero la nostra mamma metti la tua zampina sul davanzale della finestra!”. Il lupo allora si avvicinò alla finestra aperta e infilò la zampina attraverso le inferriate a forma di fiore aperto. Peccato che la sua zampona nera e pelosa non assomigliasse per niente alla zampina bianca e aggraziata di mamma capra! I sette capretti capirono subito l’inganno e decisero di fare un piccolo scherzo al lupo cattivo. Facendo cenno di stare in silenzio, il capretto più grande andò vicino al focolare, dove c’erano gli attrezzi per attizzare il fuoco, e prese la pala per la cenere, la scaldò un attimo sul fuoco e si avvicinò alla finestra. Il lupo da fuori non sospettava niente di niente, e aspettava paziente con la zampa infilata in mezzo alle sbarre. “Mamma, per favore, non vediamo la tua zampetta la puoi sporgere un po’ di più?” chiese uno dei capretti con fare innocente, mentre in realtà stava ridacchiando sotto i baffi. Il lupo non se lo fece ripetere due volte e si attaccò quasi al muro pur di sporgersi il più possibile. “Così va bene bambini?” e i sette capretti risposero in coro: “Sì!” mentre il più grande gli dava una scudisciata con la paletta per la cenere bollente. – Hihi, gli sta proprio bene a quel lupo! – “Ahia!!!” gridò il lupo ritraendo immediatamente la zampa dalla finestra. I sette capretti si stavano rotolando sul pavimento dal gran ridere, mentre il lupo, ferito nella zampa e nell’orgoglio, si ritirava nella sua tana.

Ma non si diede certo per vinto! Pensa che ti ripensa e finalmente giunse a una conclusione. Il giorno seguente si recò di buon ora al vecchio mulino, e prima che arrivasse il mugnaio – mi piace troppo quando mia mamma dice mugnaio, sa di buono… – rubò un sacco di farina.

Quando la mamma capra se ne fu andata, il lupo tornò a bussare alla porta dei capretti: “Apritemi, sono la vostra mamma!”, al solito i capretti pensarono che fosse il lupo e così gli chiesero di vedere la zampina. Il lupo prontamente inzuppò una delle sue zampone nel sacco della farina e la sua zampona nera e sporca ne uscì bianca e candida, come quella di mamma capra. Quando ebbe infilato la zampa attraverso la grata i capretti non ebbero più alcun dubbio: quella era davvero la loro mamma! Così, senza indugiare oltre il più grande dei capretti si affrettò ad aprire la porta a quella che credeva fosse la loro mamma. Quale sorpresa fu per i sette capretti trovarsi di fronte un vecchio lupo cattivo e nero invece della loro candida mamma capra! I sette capretti spaventati si nascosero subito tutti: uno sotto al tavolo, uno dietro l’attaccapanni, uno nella cassapanca, uno dentro l’armadio, uno sotto il letto, e uno, il più piccolino, si infilò dentro l’orologio a pendolo. Quello che aveva aperto la porta, purtroppo, non aveva fatto in tempo a nascondersi e finì divorato dal lupo, che affamato com’era non si prese nemmeno la briga di masticarlo. Ma un capretto solo non era certo sufficiente, così il lupo si mise a cercare anche tutti i suoi fratellini. Uno sotto al tavolo, gnam! Uno sotto al letto, gnam! Uno dentro l’armadio, gnam! Uno dentro la cassapanca, gnam! E infine trovò il capretto nascosto dietro l’attaccapanni e lo inghiottì in un solo boccone. Sazio e satollo il lupo, barcollando malamente, si andò a sdraiare sotto un albero, per digerire all’ombra.

Mamma capra ritornò dal lavoro e quale fu la sua sorpresa nel trovare la porta di casa spalancata e nessun capretto dentro! Disperata si sedette al tavolo della cucina, piangendo e chiamando a gran voce tutti i suoi sette capretti. – Uffa questa parte mi fa una tristezza… -

In quel momento si udii un leggero cigolio e la porta dell’orologio si aprì lentamente. Era rimasto nascosto tutto il tempo, ma a sentire la voce della sua vera mamma il più piccolino dei sette capretti si era fatto coraggio ed era uscito dal suo nascondiglio. “Mamma!” pigolò andandole incontro. La mamma capra fu molto felice di vedere che almeno uno dei suoi sette capretti era ancora vivo! Il piccolo le raccontò tutta la storia, compreso il particolare che il lupo non aveva masticato nessuno e così i due uscirono a cercare il lupo per dargli una lezione. Non dovettero cercare a lungo, dato che il gran russare del lupo si sentiva per tutto il bosco! Lo trovarono che dormiva come un sasso sotto a un albero, con la pancia gonfia come una botte. In silenzio mamma capra si avvicinò al lupo, prese le forbicine del necessaire da cucito che teneva sempre in borsa, e gli aprì la pancia. Uno dopo l’altro uscirono fuori i sei capretti, che, non masticati dal lupo, erano ancora vivi. Intanto il più piccolo dei sette capretti si stava dando da fare per accumulare un mucchio di pietre pesantissime. Una volta che la pancia del lupo si fu svuotata dei sette capretti, la mamma capra la riempì nuovamente con le pietre racimolate dal più piccolo dei sette, poi ricucì il lupo con ago e filo. Infine, la famigliola ricongiunta riparò velocemente in casa. Il lupo al suo risveglio si sentiva ancora più appesantito di prima, e per cercare di digerire decise di fare quattro passi. Solo che, appena si alzò in piedi il peso lo sbilanciò in avanti e il lupo ruzzolò giù per la collina e si schiantò contro un albero. Fine. Adesso dormi.-

Ma come già finita?

- Ancora… –

- No basta così, adesso dormi che domattina c’è scuola, su! –

E così, grugnendo per manifestare il mio disappunto mi raggomitolo contro la sua pancia calda, puntando il sedere e infilando i miei piedini sotto le sue gambe. Rubo un po’ di coperte e aspetto. Aspetto di sentire il suo respiro che si fa lento, lento, lento e sempre più lento. Cerco di sincronizzare il mio respiro con il suo, lo faccio rallentare, diventare più profondo…ed è già mattina!

Che bello la sera, quando la mamma prende il pigiama da sotto il cuscino e mi intima di “filare” in bagno per lavarmi! Lei non lo sa, ma a me piace un sacco e faccio solo finta che mi scocci: ho paura che se capisce che mi piace poi mi fa fare tutto da sola…

Comunque mi infilo in bagno con la faccia scocciata e mi svesto mentre lei mette un po’ di acqua calda nella vasca, mica piena eh! Il bagno si fa solo il sabato sera o la domenica mattina! Durante la settimana ci si lava “a gatto” e va più che bene. Comunque il momento che preferisco è quando mi mette il pigiama che ha scaldato sul termo, così è tutto bello caldo quando mi ci infilo, e dentro è morbidissimo, tipo peluche e a me piace un sacco!

Poi, come al solito, sono la prima a infilarmi sotto le coperte del nostro letto e comincio a pregustare il momento della favola. La sento che finisce di lavare i piatti in cucina, mentre canticchia una vecchia canzone che non so come si chiama. Me la vedo, con il suo grembiule con quella chiazza d’unto che non va più via, i capelli tirati all’indietro, le maniche del grembiule tirate su fino al gomito e gli zoccoli bianchi ai piedi. Senza calze anche se è inverno. Tanto lei ha sempre i piedi caldi! Danza per la cucina mentre asciuga i piatti e li rimette a posto, e intanto canta.

- Mamma!!! – Mio fratello urla e batte alla parete che divide la sala da pranzo e la cucina: vuole che mia mamma smetta di cantare. Non so perché ma ai miei fratelli non piace quando la mamma canta, sembra sempre che gli dia fastidio. A me invece piace, e poi è così brava! Allora lei smette di cantare e si affretta a tirare su le sedie per pulire il pavimento. Manca poco…

Finalmente la sento che va in bagno, ci siamo quasi, so che adesso si sta infilando la camicia da notte, quella larga larga che si metteva anche quando era incinta di me, ma l’ha detto lei.

Entra in camera e si infila sotto le coperte, commentando come al solito i miei piedini ghiacciati. Con una mano spegne la luce, mentre con l’altra accende la radio e il solito bollettino meteo riempie il buio della stanza.

Mi accoccolo vicino a lei, mi tiro un suo braccio addosso per rubare un po’ di calore e le infilo i piedi sotto le gambe calde.

- Mamma, mi racconti una favola? –

- Mmh… -

- Dai… -

- C’era una volta una mamma capra…-

Tags: , , ,

6 Responses to “Il rito della sera” Subscribe

  1. allemara 16 gennaio 2009 at 13:10 #

    la storia delle caprette bhè quella anche se nn l’avevo mai sentita è carina, ma quello che mi pace di te è che scrivi in un modo, non so come dire… VERO!? l’ultima parte, sembra di viverla, di sentire i profumi, le sensazioni, sembra di essere lì con la protagonista mentre si mette il pigiamino caldo, mentra la mamma arriva e rimbocca le coperte. Non ti fermare di scrivere piccola scrittrice!!

  2. lulu 19 gennaio 2009 at 16:34 #

    E’ vero sei bravissima,e come al solito mai banale.Io stavo ancora aspettando il proseguo della bambola!!!! Cmq il tuo racconto e’ fantastico e mi e’ sembrato di vedere le mie serate ,con i gesti che faccio regolarmente nel mettere a letto mio figlio ,il pigiama sul termo,il letto e l’accolarsi vicino vicino…devo dire che e’ una sensazione mervigliosa che purtroppo da piccola non ho vissuto ma che mi sto’ godendo ogni sera con il mio piccolo topo.Saranno quei ricordi che mi aiuteranno a diventar vecchia in tranquillita’.

  3. marilyn 20 gennaio 2009 at 17:15 #

    Sono sicera la favola non la conoscevo ma leggendola mi sono tornati in mente ricordi di infanzia sempre vivi dentro di me…mi sento un pò la protagonista anch’io perchè sono scene di vita MOLTO reali…

  4. generale 23 gennaio 2009 at 13:04 #

    Bellissimo questo racconto che si legge tutto d’un fiato! Mi sono tornati in mente gli episodi di quando era piccola e anch’io adoravo (e adoro ancora oggi!) le favole e mi facevo raccontare sempre le stesse perchè mi piacevano tantissimo; è passato tanto tempo ormai ma il ricordo è sempre vivo e mi auguro prima o poi di essere io a raccontarle a qualcuno.

  5. Penelope 23 gennaio 2009 at 15:15 #

    Grazie ragazze :oops: , e Generale ti auguro con tutto il cuore di poter presto raccontare questa bellissima favola!

  6. brown 28 gennaio 2009 at 11:16 #

    Conosco molto bene la favola perchè è contenuta nel volume fiabe della famosa enciclopedia “I Quindici” e la leggevo quando ero piccola… il bello di essere bambini credo proprio sia non stancarsi mai di ascoltare o leggere sempre i soliti racconti infatti anche i miei figli lo fanno e quando vanno a dormire dalla nonna so che prima di addormentarsi ascoltano la favola delle tre ochine, che è abbastanza simile, il lupo è sempre il protagonista… Comunque sei bravissima a scrivere perchè “si vive il racconto” che ha risvegliato in me tanti ricordi d’infanzia.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

La Farmacia san Michele ci parla della RHODIOLA ROSEA

La Rhodiola è una pianta nativa delle regioni montagnose dell’Europa in particolare della Svezia dove cresce spontaneamente e viene utilizzata [...]

Mobili d’autore a prezzi eccezionali

Sono stata venerdì a trovare un mio caro amico Franco Bulgarelli, titolare insieme al fratello del famoso show room di [...]

COMPIE 30 ANNI LA CROCE BLU DI MODENA – SABATO 26 MAGGIO IN PIAZZA GRANDE

COMPIE 30 ANNI LA CROCE BLU DI MODENA – SABATO 26 MAGGIO IN PIAZZA GRANDE

1982 – 2012  sono 30 gli anni che compie la Croce Blu di Modena e per l’occasione festeggia con tutti [...]

NOTTE BIANCA AL MUSEO COFFEE LOUNGE RESTAURANT PRESSO IL MUSEO CASA ENZO FERRARI

NOTTE BIANCA AL MUSEO COFFEE LOUNGE RESTAURANT PRESSO IL MUSEO CASA ENZO FERRARI

In occasione della notte più lunga e mondana della città stasera, sabato 19 maggio 2012, non poteva mancare  anche l’appuntamento [...]