La guardo tutti i giorni dalla mia finestra.
Quando il sole si insinua con una riga leggera sulla sua coperta, e disegna una linea immaginaria sul suo corpo profondamente addormentato, io vorrei essere quella linea. Quando nel sonno si muove e stropiccia il cuscino, io vorrei essere quel cuscino.
Quando le suona la sveglia e vedo emergere un cespuglio di capelli arruffati e un braccio candido che si fionda sulla sveglia per spegnerla, io vorrei essere quella sveglia.
Quando vedo i suoi piedi che cercano le ciabatte sotto il letto, io vorrei essere quelle ciabatte.
Quando si alza in una nuvola di colori e cerca a tentoni la vestaglia poggiata in fondo al letto, io vorrei essere quella vestaglia.
Quando scompare dalla stanza il mio cuore si ferma.
Il respiro rallenta e le gambe smettono di tremare.
Lascio cadere la mano che reggeva la tenda e crollo seduto sulla mia sedia.
Un altro giorno è cominciato.
Lei starà facendo colazione, lo so, me la immagino con il gomito appoggiato al tavolo e la tazza di caffè fumante in mano.
Posso solo immaginare il suo splendore mentre appoggia le labbra alla tazza, la vestaglia dalle maniche larghe che lascia intravedere il candore della sua pelle.
L’immaginazione è tutto quello che ho, oltre a questa finestra, che si affaccia sul suo letto.
Conto i secondi, i battiti, i respiri.
So cosa accadrà tra poco, e come la volpe del Piccolo Principe attendo.
Attendo.
Attendo e il piacere dell’attesa rende ancora più speciale ciò che tra poco accadrà. Eccola!
Il mio cuore ha un sobbalzo, come se fosse la prima volta, come se non fossero giorni, settimane, mesi che la osservo in silenzio, che la seguo nei suoi movimenti, che assaporo ogni suo gesto. Conosco a memoria la grazia dei suoi passi, la musicalità delle sue braccia e l’incredibile sensualità delle sue movenze.
La mia mente ha memorizzato la sua routine mattutina, ogni gesto, ogni sguardo, ogni movimento. Sfila la vestaglia e la lascia ricadere sul letto sfatto.
A piedi nudi si avvicina all’armadio e lascia cadere a terra la nuvola di colore che l’avvolge.
Conosco ogni centimetro delle sue spalle, della sua schiena. La linea dei suoi fianchi, le sue gambe affusolate, la pelle candida che risplende nella tenue luce del mattino.
Chi sarà oggi? La donna in carriera? La ragazza della porta accanto? La sexy ammaliatrice di uomini? La Lolita?
Jeans e felpa. Ok. Allora oggi sarà la ragazza della porta accanto. La preferisco Lolita, devo dire la verità. La donna in carriera mi spaventa un po’, la ragazza della porta accanto mi ispira dolcezza, la sexy ammaliatrice mi eccita da morire, ma la Lolita…la Lolita non ha eguali. Quando si veste a modo suo, e si pettina facendo le smorfiette davanti allo specchio…e indossa quel modo di fare, così ingenuamente provocante…
Comunque oggi è sbrigativa, fresca e bellissima.
Come sempre.
Indossa i jeans, la felpa e si guarda allo specchio. Come vorrei essere quello specchio,restituirle l’immagine che io ho di lei. Farle capire che cosa provo quando la guardo.
Un velo di trucco, è la ragazza della porta accanto oggi, e una spazzolata vigorosa ai capelli. Infila il cappotto e via, fuori dalla stanza in una ventata di colore.
Crollo sulla sedia.
Speravo che sarebbe stata la mia Lolita per l’ultima volta.
Invece no.
Accarezzo il coltello con la punta delle dita, lo faccio luccicare alla luce del sole e lo osservo a lungo.
Sarà un lungo giorno.


Bello…ma come continua?? Sono curiosa di leggere ancora!!
Sinceramente lo vedevo finito così…però posso sempre inventarmi qualcosa!!!
Allora inventa ti prego..mi incuriosisce il coltello che accarezza!! (non preoccuparti..il gusto del macabro mi è venuto seguendo tutte le serie televisive di omicidi, assassini e serial killer…)