P assato da poco S.Valentino che ha lasciato dubbi o finte certezze su un argomento che, come per la morte, non avremo mai risposte. Marzia Zupi ha pubblicato questo pensiero sul Suo blog, sono rimasta colpita e desidero condividerlo con VOI!
Esiste nel nostro immaginario collettivo questa cosa chiamata “amore”.
Dire che esiste è riduttivo, persino, visto che in effetti domina il nostro immaginario di esseri umani.
Ma a questo strabordante ruolo nell’ immaginazione collettiva corrisponde poi una qualche realtà oggettiva, un’ esistenza reale ?
Di cosa parliamo quando parliamo d’ amore ?
Restringiamo il campo.
Parliamo di amore come sentimento che intercorre fra due persone.
Restringiamo ancora.
Niente amore fraterno, filiale, ecc.
L’ amore classico fra due persone, quello che fa seguito al classico “colpo di fulmine”.
Che, per inciso, già detto così fa venire voglia di correre a mettersi al riparo, nascondersi in cantina. Il fulmine, intendo.
Come la definiamo allora questa cosa ?
Posso pensare che l’ amore sia quel sentimento che ci porta a considerare una particolare persona come “speciale”, diversa e superiore ad ogni altra?
“Cos’è dunque amare ?
Nella massa di esseri umani eleggerne uno e gettare gli altri nella Gehenna.
Già questo contraddice l’ idea di universalità in cui ci ritroviamo.
“Amare” è questo infame delitto: amare un individuo.
Nello stesso tempo, è come se condannassimo gli altri all’ inesistenza.”
Manlio Sgalambro
Sgalambro ha scritto con Battiato una delle più belle canzoni d’ amore moderne, “La Cura”.
Riassume la mia filosofia.
Amare…
Amare è amare.
Amare è avere cura.
“Perchè sei un essere speciale,ed io,avrò cura di te”
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Un sentimento che ci porta a considerare una persona come superiore ad ogni altra, oltre a noi stessi() non pare un sentimento molto ragionevole, nel mondo naturale, ed un individuo che sviluppi questa predisposizione non pare destinato ad avere un grande successo evolutivo.
Un offuscamento temporaneo della ragione, dunque. Temporaneo.
I ricordi più belli di ogni esistenza individuale sono di solito legati a questa follia, a questa esperienza travolgente. La sensazione di abbandonarsi alle forze della natura, trasportati senza sforzo dalla marea, in equilibrio sull’ onda più alta come surfers dell’ infinito.
Vivere pienamente come non si credeva fosse possibile.
Le cose più insignificanti del mondo, un panino, una lunga attesa alla fermata del tram, un giro al supermercato, qualsiasi cosa sta per qualcos’ altro, e questo qualcos’ altro appare persino soprannaturale.
E così il principe sposò la principessa, e vissero per sempre felici e contenti.
Come sarebbe a dire ?
Una reazione chimica crea un precipitato, questo prima o poi si deposita sul fondo della provetta.
La torbidità decanta, la tempesta si placa, la visibilità torna, nitida e netta. Che cosa vedremo ?
Dipende.
Il temporaneo offuscamento della ragione aveva un fine preciso: consentire ai due reagenti di mescolarsi ben bene, rimuovendo qualsiasi parete di separazione, qualsiasi mezzo interposto.
Fusione calda.
Una reazione chimica trasforma i reagenti in un prodotto nuovo e diverso. A + B = C.
Non è più A, non è più B. è una sostanza nuova che prima non c’ era, con proprietà diverse da ciascuno dei reagenti.
È un “noi”. A + B = C. Io + te = noi.
“Noi” è un modo nuovo e diverso di pensare, un modo sorprendente che prima non c’ era.
Un modo di porsi di fronte al mondo ed un modo di porsi di fronte a se stessi.
Il futuro è condiviso, adesso, i progetti riguardano la coppia. Non si progetta più per sé.
Non è affatto detto che questo accada, sia chiaro, non è detto che i reagenti reagiscano, potrebbero ritrovarsi intatti, ancorché esausti, sul fondo della provetta.
In ogni caso, il risultato del dissolversi della tempesta, il risultato del placarsi degli animi è una visione di nuovo nitida e chiara.
Si vede bene.
E si vede l’ altro, di nuovo o per la prima volta, come esso è in realtà. Diverso da come lo si vedeva nel cuore della tempesta.
Non è diverso l’ oggetto della visione, è diverso lo sguardo, adesso realistico, disincantato. Cioè senza più l’ incanto. Senza l’ effetto dell’ incantesimo.
Ma come abbiamo potuto sbagliarci così ? Ma come abbiamo potuto prendere un simile abbaglio ?
Eravamo, per l’ appunto abbagliati. La luce era troppo violenta. Adesso non lo è più, tutto qui.
Succede da entrambe le parti, o più spesso da una parte sola. Questa è la fase più penosa.
Uno si allontana, l’ altro lo percepisce, insegue, cerca di riguadagnare il terreno perduto.
Non capisce che cosa è cambiato, non capisce dove ha sbagliato. Non ha sbagliato. Eppure.
Cerca allora di fare di più, per recuperare ciò che gli pare essergli stato tolto ingiustamente.
Ma in queste cose la colpa non c’ entra ed il merito nemmeno, questo già lo sappiamo.
Ed il fare di più può solo peggiorare la situazione.
Dall’ indifferenza al fastidio il passo è molto breve.
Non è giusto. Certo che non lo è. Ma chi l’ ha mai detto che il mondo è giusto ?
Si, va bene.
Ma qualche volta le cose possono pure andare per il verso giusto, no ?
La reazione chimica magari avviene, il composto si forma, il precipitato precipita.
Le due individualità danno luogo ad un “noi”, la storia non finisce lì.
Può darsi di sì.
Ma la storia non finisce nemmeno dopo. Ma la storia non finisce mai. L’ identità comune non è data una volta per tutte. Ha bisogno di alimentarsi. Ha bisogno di un progetto, di un posto dove andare, di qualcosa da realizzare insieme. Non può fermarsi, non deve fermarsi.
Serve una fantasia comune, da portare avanti senza battere la fiacca, senza tirare i remi in barca, come compagni di strada, compagni di gara, compagni di fatica. Senza risparmiarsi, senza fare un po’ meno se l’ altro fa un po’ di più. Serve una fantasia comune.
È possibile che questo succeda. È più probabile che non succeda.
Ma questa è un’ altra storia.
Ottimismo!
Sempre Ottimismo.
“Sentivo il mio cuore battere. Sentivo il cuore di tutti.
Sentivo il rumore umano che facevamo là seduti, nessuno che si muoveva, nemmeno quando nella stanza calò il buio.”
Raymond Carver – Di cosa parliamo quando parliamo d’ amore ?

