I l sole gioca a nascondino con le foglie del pino, mentre Saverio parla tutto intento con una coccinella.
Chiudo gli occhi per un attimo, e ascolto la sua voce.
- Devi fare la brava coccinella, se fai la brava ti porto a casa con me e ti faccio dormire sul mio cuscino. E poi, quando mamma non vede, ti faccio pure mangiare il miele!-
- Chi te l’ha detto che le coccinelle mangiano il miele?-
- Eh, lo so e basta. È così. Giuro!-
E fa il gesto di baciarsi le dita incrociate, ma non si accorge che così ha fatto volare via la coccinella.
Quando se ne accorge fa una faccia così sconsolata che mi viene voglia di prenderlo tra le braccia e stringerlo forte.
Ma assolutamente non si può fare!
Saverio è molto orgoglioso, guai a fargli una coccola!
Richiudo gli occhi sorridendo e lo sento strisciare con le gambe e le braccia sulla corteccia dell’albero, per arrampicarsi.
Lo fa tutte le volte, e ancora non è riuscito ad arrivare nemmeno al ramo più basso. Ma non demorde, oltre che orgoglioso è pure testardo.
Il monotono scrosciare delle onde sugli scogli mi culla in un silenzioso abbandono, mentre Saverio sbuccia un ramo per farne una canna da pesca rudimentale.
La nostra quiete viene però interrotta da uno scoppio di risa e un’abbaiata festosa.
Passi frettolosi e trotterellanti si avvicinano velocemente.
Mi isso su un gomito, alzando la testa nella direzione da cui provengono i passi.
Saverio ha smesso di sbucciare il ramo con il sasso e si succhia il labbro inferiore con aria assorta.
Lo fa sempre quando è nervoso.
Si fanno sempre più vicini.
Saverio ha definitivamente abbandonato sasso e bastone in un angolo, e con le mani dietro il sedere striscia lentamente verso di me, aiutandosi anche con i piedi.
Mettendomi a sedere allungo le braccia per tirarlo vicino a me, e così, abbracciati, aspettiamo.
Il vento si ferma, il mare si zittisce, le cicale tacciono e nel silenzio immoto sento rimbombare all’unisono il cuore di Saverio e il mio.
Possibile che qualcuno sia riuscito a scovare quest’angolo sperduto di mondo?
In genere, quelli del continente quando vengono vanno alla spiaggia del Bue Marino, o a Campobello.
Mai qua.
Non ci arrivano nemmeno con le barche perché la gola è troppo stretta e l’acqua è bassa, rischierebbero di arenarsi.
Eppure eccolo qua.
Saverio si stringe istintivamente a me, con i capelli sudati appiccicati alla fronte in tanti ciuffetti scomposti. Il suo cuore rimbalza spaventato contro le mie costole, mentre lo cingo con le braccia ancora di più.
Indubbiamente un turista.
Ha la pelle troppo chiara e i vestiti troppo puliti.
Persino il cane che lo trascina al guinzaglio ha il pelo lucido e splendente.
Di cani qua ce ne sono pochi, e quelli che ci sono non hanno mai visto altra acqua se non quella del mare.
In realtà di acqua per lavarci ne vediamo poca anche io e Saverio.
Non siamo mica sul continente: qua arrivano le cisterne e nemmeno tutti i giorni.
A volte nemmeno tutte le settimane.
Improvvisamente provo vergogna per i miei vestiti semplici, per i capelli spettinati e i piedi nudi sicuramente sudici.
Provo vergogna anche per Saverio, che indossa abiti troppo grandi e ha il moccolo al naso.
Vorrei scappare, alzarmi in piedi e correre a rifugiarmi nella nostra casa, al riparo tra le mura bianche e spesse.
Ma sono come bloccata, non riesco a muovermi.
Saverio, noncurante del mio subbuglio interiore, si libera dalla mia stretta e corre incoscientemente incontro a quel bisonte di cane.
- Saverio!- cerco di richiamarlo all’ordine.
- Non ti preoccupare, è buono: non morde!- mi rassicura il turista.
- Saverio!- me ne frego di quello che dice il turista: voglio andare a casa.
Saverio, però, non mi ascolta e affonda entrambe le mani nel pelo lucido del cane. Quello prende subito a leccarlo su tutta la faccia, ripulendolo da ogni sporcizia, vera o presunta, mentre Saverio ridacchia e lo lascia fare.
Indecisa su cosa fare osservo la scena ancora seduta a terra, non ho il coraggio di alzarmi.
Non ho mai visto un turista così da vicino.
