Ufficialmente il primo Campionato del Mondo di Formula Uno si disputo’ nel 1947. Nel 1949 vennero scelti sette gran premi validi per l’assegnazione del trofeo. La prima gara ad assumere risonanza internazionale fu il Gran Premio di Pau del 1950, disputato il 10 aprile e vinta da Juan Manuel Fangio su Maserati. Un mese dopo si disputò la prima gara valida per il campionato, il Gran Premio di Gran Bretagna del 1950. Al titolo piloti seguì un titolo per i costruttori nel 1958.
Il campionato del mondo inaugurale di Formula 1 venne vinto dall’italiano Giuseppe Farina con la sua Alfa Romeo 158 nel 1950, prima che l’Alfa Romeo decidesse il suo ritiro dalle competizioni. Gli altri quattro titoli li conquistò nei successivi sei anni alla guida di Mercedes (due titoli), Maserati (un titolo) e Ferrari (un titolo) Juan Manuel Fangio . Il suo predominio venne interrotto nel 1952-53 da Alberto Ascari su Ferrari, che fu anche l’ultimo italiano a conquistare il campionato piloti.
Protagonista degli anni ’50 fu anche il britannico Stirling Moss, che vinse molte gare, ma non riuscì mai a vincere il titolo. Fangio è considerato uno dei più grandi piloti in assoluto. Il primo campione del mondo britannico fu Mike Hawthorn, su Ferrari, mentre la Vanwall conquistò il primo titolo riservato ai costruttori nel 1958.
Avvalendosi di piloti del calibro di Jim Clark, Jackie Stewart, Jack Brabham, Graham Hill, ed Emerson Fittipaldi, i teams britannici vinsero 16 titoli mondiali tra il 1959 e il 1980, cedendo “solo” 5 titoli alla Ferrari ed uno alla francese Matra (gestita però dal team di Ken Tyrrell). Questo dato la dice lunga su quanto il “baricentro” della Formula Uno fosse europeo, nonostante le sporadiche incursioni di teams USA, quali la Eagle negli anni Sessanta, la Shadow la Penske e la Parnelli negli anni Settanta. Tutte squadre abituate a dominare i campionati americani, ma che in Formula Uno totalizzarono appena 3 vittorie. Jack Brabham, campione con la Cooper nel 1959 e 1960, fu poi anche l’unico pilota a trionfare anche come proprietario di una propria scuderia (la Brabham Racing Organisation) nel 1966.
La prima grande innovazione fu attuata dalla Cooper con la reintroduzione del motore posteriore (già visto sulla Auto Union “Tipo A” progettata da Ferdinand Porsche, che corse con successo tra il 1934 ed il 1939). Si trattò dell’evoluzione dei positivi esperimenti attuati negli anni precedenti dallo stesso Cooper in Formula 3.
L’avvento di Colin Chapman, valente progettista e fondatore della Lotus, fu un evento basilare nella seconda decade della F1: le sue idee hanno fatto scuola nell’evoluzione tecnica delle auto da corsa. Nel 1968, la Lotus si presentò con la livrea delle monoposto colorate di rosso, oro e bianco, e in seguito nere, introducendo per prima lo sponsor in Formula 1.Una serie di incidenti mortali pose progressivamente l’attenzione sul problema della sicurezza passiva: nel G.P. di Monaco del 1967 le balle di paglia poste lungo il percorso acuirono la gravità dell’incendio che devastò la Ferrari di Lorenzo Bandini e causò la morte del pilota. Una dinamica simile ebbe l’incidente che costò la vita a Jo Schlesser durante il G.P. di Francia del 1968. Nel frattempo, il 7 aprile in una gara di Formula 2 ad Hockenheim era morto il grande Jim Clark.
In questa battaglia si schierò in prima fila lo scozzese Jackie Stewart, grazie al quale vennero adottati progressivamente le tute ignifughe, le cinture di sicurezza ed il casco integrale. Tutti dispositivi che fino ad allora erano rimasti sconosciuti e che salvarono la vita a Niki Lauda al Nuerburgring nel 1976.
Alla guida della GPDA (Grand Prix Drivers Associations), Stewart promosse anche alcune misure poi risultate discutibili, come il posizionamento di guard-rail in metallo a bordo dei circuiti, che furono fatali, tra l’altro, al suo compagno di squadra François Cevert, nelle prove del G.P. USA del 1973. Un’altra pagina nera fu l’incidente in cui perse la vita Roger Williamson durante il G.P. d’Olanda del 1973: la gara non venne sospesa e soltanto il suo compagno di squadra, David Purley, si fermò per cercare di prestare aiuto allo sfortunato pilota, che morì tra le fiamme. Purtoppo, in quegli anni la lista dei decessi fu molto numerosa: Piers Courage, Jo Siffert, Ignazio Giunti, Peter Revson, Pedro Rodriguez, Bruce McLaren, Jochen Rindt, Joakim Bonnier, Helmuth Koinigg, Mark Donohue sono purtroppo gli altri piloti di Formula 1 che persero la vita in gara, nel corso della prima metà degli anni settanta. In seguito, la battaglia per la sicurezza delle auto e degli autodromi ha dato i suoi frutti, ma nel periodo 1976/1986 si sono comunque registrati altri 9 altri decessi: Tom Pryce, Ronnie Peterson, Patrick Depailler, Gilles Villeneuve, Riccardo Paletti, Rolf Stommelen, Stefan Bellof, Manfred Winkelhock ed Elio De Angelis.
Alla fine del decennio, la nascita della FISA (Fédération Internationale du Sport Automobile) nel 1979 diede il via alla famosa guerra, durata diversi anni, tra quest’ultima (con il suo presidente Jean Marie Balestre) e la FOCA (Formula One Constructors Association, guidata da Bernie Ecclestone), concernente le questioni tecniche, ma soprattutto per il controllo dei diritti televisivi….








