Pillola abortiva:inchiesta

Pillola abortiva:inchiesta

ru486Una inchiesta del settimanale Tempi sulle procedure per la somministrazione della pillola abortiva RU486 ha fatto emergere una verità scomoda. Sia l’Usl di Modena che l’ospedale di Carpi, interpellati dal settimanale e da una giornalista che si è finta incinta ed intenzionata ad abortire, avrebbero fornito informazioni sulla RU486 e sulle procedure per l’aborto da essa provocato, totalmente difformi rispetto sia a quanto previsto dalla legge 194 sia a quanto previsto dalle indicazioni fornite dall’Aifa (Agenzia del farmaco) che qualche mese fa ne ha autorizzato la commercializzazione, nel merito all’obbligo del ricovero ospedaliero fino ad aborto avvenuto. Quello che succederebbe nelle strutture sanitarie pubbliche di Modena e dell’Emilia Romagna sarebbe ben diverso. Il ricovero non viene nemmeno contemplato e la donna è tranquillizzata e orientata rispetto ad un aborto che avviene a casa con la ‘semplice’ assunzione di una pillola.

Tempi, così come farebbe una donna incinta alle prime settimane di gravidanza, ha chiesto informazioni telefoniche a medici, personale ospedaliero e consultori che utilizzano o hanno utilizzato la Ru486. Ecco i resoconti dei dialoghi relativi all’Ausl di Carpi e all’Ausl di Modena:

Ausl di Carpi
Non è vero che la legge richiede di rimanere in ospedale?
(…) No perché non viene ricoverato nessuno. Non è un alloggio. O c’è una necessità medica o altrimenti non è un albergo, e poi non è fattibile, non avremmo posti letto a sufficienza.

Azienda ospedaliera di Modena

Se l’aborto non avviene subito posso tornare a casa? Sì.
Così non violo la 194?
Questa procedura è una procedura interna alla 194.
Ma la 194 richiede l’aborto fatto in ospedale e non a casa da soli.
Non è assolutamente vero, la legge non dice così.
Devo fare qualche esame d’idoneità? Noi non lo richiediamo. Cosa vuole, fin che è giovane e non ha mai avuto problemi allergici può fare tutto!

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2 Responses to “Pillola abortiva:inchiesta” Subscribe

  1. MM23 3 settembre 2009 at 11:54 #

    Che tristezza, ognuno è libero di fare ciò che vuole ma banalizzare così un momento della vita di una donna che è sicuramente traumatico e lascia una ferita indelibele mi sembra davvero una schifezza.

  2. Silvia 4 settembre 2009 at 17:45 #

    Incredibile !!! Veramente da rimanere senza parole ! In un momento del genere sarebbe bene avere oltre che un supporto medico anche un supporto psicologico per far si che il trauma possa essere superato. Mi auguro che in seguito a questa indagine di Tempi possanno essere presi provvedimenti che tutelino le donne che si rivolgono a queste strutture.

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