
Che futuro c’è per gli aspiranti giornalisti, in una città dove la carta stampata sembra condannata a scomparire? A San Francisco una risposta la danno gli studenti: creando un giornale che nasce dall’università. Ma non il solito giornale-test da usare per l’apprendistato in attesa della “cosa vera”. E’ un vero organo d’informazione che vuole offrire un’alternativa ai grandi quotidiani. E nasce con ottime credenziali: l’appoggio di un network radiofonico locale, del New York Times, e di un noto imprenditore-mecenate.
La metropoli californiana è da tempo un laboratorio sperimentale per la crisi della carta stampata. Perché è la capitale della Silicon Valley, culla delle ultime rivoluzioni tecnologiche, San Francisco ha vissuto prima di ogni altra parte d’America e del mondo lo choc della concorrenza di Internet sulla carta stampata. Siti come Craigslist, Monster.com, da molti anni hanno assorbito gran parte del fatturato della piccola pubblicità (dalle offerte di lavoro agli annunci di compravendite immobiliari) prosciugando un’importante fonte di entrate dei quotidiani. E’ iniziata così, con anni di anticipo su altre aree, la crisi di testate gloriose e ricche di storia: il San Francisco Chronicle del gruppo Hearst (l’editore che ispirò il film “Quarto Potere” di Orson Welles), il San Jose Mercury News che negli anni della New Economy raggiunse tirature record e fu una miniera d’informazioni sulla Silicon Valley.Il paradosso è che mentre i quotidiani locali soffrono (il gruppo Hearst non ha escluso la chiusura del Chronicle dopo che il quotidiano ha perso 50 milioni di dollari l’anno socrso), la Bay Area che va da Berkeley fino a San Jose è un conglomerato metropolitano di 9 milioni di persone, con una popolazione ad alto livello d’istruzione e avida d’informazioni.Ora a riempire la domanda spunta anche il nuovo giornale digitale. Tutto online, ma con mezzi molto ricchi (5 milioni di dollari di partenza) e tra gli sponsor la radio Kqed-Fm, il New York Times, la facoltà di giornalismo della University of California-Berkeley. Quest’ultima già da tempo faceva dei giornali online per esercitare i suoi studenti. Negli ultimi anni i giovani della School of Journalism che si presentavano nelle aule dei tribunali o nei commissariati di polizia spesso erano gli unici cronisti sul posto (visto che quelli di professione sono ormai rari, per la falcidie di licenziamenti e prepensionamenti). Perciò l’università si è detta che tanto valeva fare un giornale vero, alla conquista di un mercato lasciato scoperto dai vecchi giornali locali. Progetti simili ce ne sono in altre città d’America, ma quello che distingue il giornale online di Berkeley è la ricchezza dei mezzi di partenza. Un noto venture capitalist di San Francisco già attivo in molte operazioni di mecenatismo culturale, Warren Hellman, ci ha messo di suo 5 milioni di dollari. La Graduate School of Journalism di Berkeley ha mediamente 120 studenti che preparano il master, l’equivalente virtuale della redazione di un giornale da 300.000 copie in America. E la consulenza del New York Times ha un valore aggiunto di professionalità ed esperienza nel giornalismo di qualità.Il progetto sta già preparando diversi “numeri zero” sperimentali. Ma vuole partire con il giornale online rivolto al pubblico generale solo all’inizio dell’anno prossimo, per evitare passi falsi. I promotori hanno anche l’intenzione di assumere alcune “grandi firme” del San Francisco Chronicle, noti giornalisti locali rimasti disoccupati. Gli argomenti che tratterà coprono tutte le aree di un grande quotidiano: dal giornalismo investigativo sulla politica locale alla cronaca nera, dalla cultura alla tecnologia. E naturalmente, visto l’approccio della facoltà di giornalismo di Berkeley, il sito userà tutta la varietà dei media: dagli articoli ai videofilmati ai clip radiofonici.
Tags: giornale, giornale online, san francisco, studenti