
Cadel Evans, 32 anni, neocampione del mondo dei professionisti su strada a Mendrisio, lo aveva detto alla vigilia. “Questo è un percorso molto duro, adatto ad un arrivo per pochi e naturalmente adatto anche a me. Correrò davanti ai miei amici europei ed ai vicini di casa, per me sarà davvero un onore farlo”. Forse il suo era un messaggio premonitore. Di certo, però, non poteva scegliere edizione migliore per indossare la maglia iridata, l’australiano che risiede a Stabio, a pochi metri da Mendrisio, teatro della sfida iridata.
Evans si è imposto per distacco, nella prova in linea, con un allungo vincente messo a segno sull’ultima salita, e si è presentato da solo sul traguardo, dopo quasi 7 ore di corsa, di battaglia durissima sui saliscendi di Mendrisio, che già avevano ospitato il Mondiale del ’71 vinto da Eddy Merckx. Il russo Aleksandr Kolobnev ha chiuso al secondo posto, precedendo lo spagnolo Joaquim Rodriguez. Il migliore degli azzurri e’ stato Damiano Cunego, solo 8/o.
Prima dell’affondo decisivo del nuovo campione del mondo si erano registati vari tentativi, fra cui quello del beniamino di casa, Fabian Cancellara, che alla fine si è dovuto arrendere, rimanendo senza alcuna medaglia al collo, se non quella d’oro della cronometro. Gli azzurri non hanno sbagliato tattica, ma sono apparsi impotenti nelle fasi cruciali della corsa, quando avrebbero dovuto fare il lavoro dell’Australia.Non ne avevano più, gli uomini di Franco Ballerini, a cominciare dallo stesso Cunego, l’uomo di punta di una squadra comunque ben assortita, all’interno della quale si sono confermate alcune importanti individualità, come quella di Marzio Bruseghin. Il veneto ha fatto l’andatura sul gruppo degli inseguitori, per annullare una fuga di 10 corridori che sono riusciti a scavare un solco di oltre 10′ rispetto al resto del gruppo. Bruseghin si è spremuto, tirando gli inseguitori, ma gli azzurri si sono afflosciati soprattutto nell’ultimo giro e mezzo, quando Cancellara ha fatto il diavolo a quattro per entrare nella leggenda dello sport svizzero.
L’Italia ci teneva a vincere, per diventare l’unica Nazionale ad aggiudicarsi quattro Mondiali di seguito, ma anche per dare un senso ad una stagione che altrimenti rischia di concludersi senza grandi acuti. Almeno in campo maschile. Fra le donne, invece, la musica cambia e le medaglie di Cantele e Guderzo sono lì a testimoniarlo.
