
Francesca Brandoli ha tentato di impiccarsi in carcere a Bologna. L’hanno salvata le compagne di cella.La notizia piomba come un terremoto a poco più di due mesi dal processo d’appello che vedrà la donna,nata a Modena 36 anni fa,e l’ex compagno Davide Ravarelli,un grafico milanese di 37 anni che viveva a Cesena,tornare in aula per rispondere dell’omicidio dell’ex marito di lei,Christian Cavaletti,massacrato il 30 novembre 2006 davanti alla sua casa di Reggiolo.Il tentativo di suicidio risale al 27 agosto.Stando a quanto trapela
dal carcere della Dozza,la Brandoli – non nuova a gesti di autolesionismo – ha tagliato a strisce un lenzuolo e ne ha fatto un cappio che ha appeso alle sbarre della finestra della cella.Ha agito senza che le compagne se ne accorgessero: una stava dormendo,l’altra era sotto la doccia.Il trambusto ha comunque richiamato la loro attenzione. Sono intervenute prima che fosse troppo tardi:Francesca era già cianotica.Immediati poi i soccorsi delle guardie e dei sanitari del carcere,che dopo averla visitata hanno escluso conseguenze gravi.Una relazione sull’accaduto è già arrivata in Corte d’assise d’appello. La Brandoli aveva già manifestato l’intenzione di togliersi la vita all’indomani della sentenza di ergastolo pronunciata dalla Corte d’assise di Reggio il 29 ottobre dello scorso anno.«Se in appello non riformeranno la sentenza,mi uccido»,furono le parole affidate al suo avvocato Lucrezia Pasolini.«Quella notte la Brandoli – spiegò il legale – andò a Reggiolo con il convivente per tagliare le gomme dell’auto di Cavaletti: quando Ravarelli fu scoperto,reagì uccidendo Christian».Ravarelli ha sempre contestato questa ricostruzione. Si è sempre detto innocente: «Quella sera ero a casa»,ha ripetuto più volte senza convincere la Corte.
