L a parola concorso provoca reazioni contrastanti all’interno degli atenei,e se su una cosa sono tutti d’accordo,di soldi non ce ne sono, dall’altra i numeri sembrano favorire gli avanzamenti di carriera di professori ordinari e associati e non dei giovani ricercatori.A livello nazionale,la quota riservata a docenti provenienti da altri atenei è del 23,6%,mentre quella destinata ai ricercatori si aggira sul 23%. A Modena le cose sono un po’diverse:la quota per gli esterni è del 30%,quindi nettamente superiore alla media e per questo l’ateneo geminiano si piazza al 15esimo posto (ma al primo in regione) della classifica del quotidiano milanese Il Sole 24 Ore,su 59 università pubbliche esaminate. «Quando si pubblica un concorso»,spiega il rettore Aldo Tomasi,«alcuni posti sono pensati per le persone provenienti da fuori, altri per un riconoscimento a chi c’è già.Ma la verità è che non c’è un euro per portare avanti i concorsi,e ci vorranno anni per concluderli».In vista ci sono però alcune novità: il ministro Mariastella Gelmini ha fissato il calendario elettorale per selezionare i commissari delle diverse discipline,ed è stato rilanciato il nuovo disegno di legge per la riforma del reclutamento, che dovrebbe favorire i ricercatori e potrebbe prendere forma già nelle prossime settimane.Ma a Modena,problemi economici a parte,i numeri sono nella media,come spiega il rettore: «Circa il 30% dei posti viene pensato per richiamare docenti da altre università,mentre il restante 70% è per i candidati interni, la cosiddetta progressione di carriera,che riguarda sia i docenti che i ricercatori.Ma questi numeri sono teoria, perchè non è detto che il concorso venga poi vinto dal concorrente per il quale si auspica un avanzamento di carriera.Questo è ovvio,altrimenti non sarebbe una competizione
FONTE: L’informazione di Modena
