
Sono le 7. Una luce azzurra traspare dai minerali di titanio della vetrata e vi sveglia. Saltate dal letto e andate al lavoro, in un’azienda all’avanguardia nelle bioplastiche. Svettano i silos in cui ribollono granoturco, patate dolci e canna da zucchero. In basso, esce in quantità la «poliattide». Questa plastica naturale verrà preparata dal reparto al piano di sopra per venderla ad aziende che ne otterranno bicchieri e vestiti, protesi e carrozzerie per auto.
Alle 12 pausa pranzo. I locali hanno una temperatura controllata. Merito degli «architetti» della nuova edilizia: le termiti Macrotermes michaelseni. I segnali rilasciati dalle compagne li guidano nel legno delle pareti, creando gallerie di ventilazione che mantengono l’interno fresco e asciutto. Da quando l’uomo ha imparato a servirsi di loro, ha abbandonato i condizionatori.Alle 3 del pomeriggio la giornata di lavoro è già finita. I processi produttivi sono stati razionalizzati per rendere tutto più semplice e così c’è molto tempo libero. Si esce e la città è limpida. Non si brucia più petrolio. L’energia la si ricava dalle alghe, dai pannelli solari e da enzimi che «smontano» ogni scarto in elementi chimici da riutilizzare. Sarà anche che l’asfalto, i pavimenti, le vernici dei palazzi e i tessuti dei vestiti si puliscono da soli, come fanno le piante: milioni di cervici microscopiche amplificano la potenza detergente della pioggia al punto che nessuna schiuma è più indispensabile.Segreti come l’idrorepellenza delle foglie e l’adesività elettrodinamica dei gechi sono da tempo applicati all’ingegneria delle superfici: così lo sporco, e le microparticelle, non riescono ad attaccarsi.
Fuori c’è qualche vocio, inframmezzato ai passi delle persone e al cicalio degli insetti. Le auto hanno eliminato i motori a scoppio, mentre i treni hanno la forma «a becco di martin pescatore», un progetto dell’evoluzione che permette ai pennuti di avvicinarsi alle prede senza rumore. Ora si può prendere l’auto, fare 300 km con un pieno di batteri fotosintetici fino agli altipiani e tornare a casa per cena, qui a Tsumeb, in Namibia.Fantascienza?. No. E’ una sintesi dei tanti progetti visionari di Gunter Pauli. Lui non è un estremista dell’ecologia. Anzi. E’ un economista, belga fiammingo, teorico della prossima rivoluzione industriale verde. «Il business del futuro – spiega – sarà basato su processi industriali che mimano i metabolismi “inventati” dalla natura». Per necessità e per virtù. «Il mercato ha bisogno di abbattere i costi e per farlo deve migliorare l’efficienza dei mezzi di produzione. I processi più efficienti sono i processi chimico-fisici evolutisi in natura, negli ecosistemi».Se la Terra, da 4 miliardi e mezzo di anni, amministra mari, monti e nicchie biologiche, è molto più aggiornata sui temi dell’economia dello sviluppo. Non a caso – sottolinea Pauli – «le dinamiche dietro alla crescita di un albero, alla respirazione di un’alga, alle metamorfosi di larve in farfalle e di rocce in cristalli, avvengono spendendo il minimo di energia possibile». L’uomo, invece, è un creativo goffo. «Lo sapete, per esempio, che nella realizzazione di un espresso al bar il 99,8% è rappresentato dallo scarto e solo lo 0,02 è la tazzina?». I processi industriali contemporanei sarebbero più efficienti a produrre sottoprodotti che prodotti. La natura, al contrario, è efficiente, anzi è un’industria a quasi «zero emissioni». E, allora, se le chiedessimo di aggiornarci? È il proposito dell’Istituto di Gunter Pauli, lo Zero emissions research and initiatives (Zeri).
FONTE: laStampa.it
