Imprenditori che producono macchine utensili, tubi, stampi, che fanno saldature o bobine per motori. Ne conoscono a centinaia che hanno chiuso o che fanno la fila in banca per avere un prestito o che magari sono riusciti a sopravvivere alla crisi dando in garanzia la loro casa e quella dei genitori». Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato delle Fonti di Vinadio (Acqua Sant’Anna), piemontese doc, figlio di costruttori e a sua volta proprietario del gruppo edilizio Sviluppo industriale, conosce bene i grandi guai dei piccoli e medi imprenditori del Nord Ovest.
«A soffrire di più sono gli industriali che lavorano nella meccanica, qui ci sono stati crolli di ordini del 70%» spiega Bertone. Pur di sopravvivere, poi, tanti imprenditori convertono le loro macchine e le impiegano in settori diversi dalla meccanica. «Così – racconta il presidente e ad delle Fonti di Vinadio – ci sono imprenditori piemontesi che prima facevano tubi e bobine per auto e ora fanno tecnologia per l’energia rinnovabile, geotermica, per l’industria alimentare, l’edilizia o il packaging. E società come il Rovere di Paolo Lavatelli riescono a fare buoni affari con le confezioni regalo e i pacchi natalizi».
Ma per sopravvivere serve anche l’aiuto di banche e Stato. Nel Nord Ovest il problema più sentito è l’accesso al credito, ai prestiti. «Tanti industriali disperati si rivolgono a me – spiega Bertone – mi chiedono di essere rappresentati e aiutati anche perché sanno che sono consigliere della fondazione bancaria Crt». La paura delle banche di dare credito si traduce, poi, anche nella maggiore richiesta di garanzie rispetto a prima. «D’accordo è giusto fare selezione – ammette il patron dell’Acqua Sant’Anna – ma tutte le piccole e medie aziende che prima della crisi erano sane quelle vanno aiutate, anche perché le Pmi si riprenderanno prima delle multinazionali e l’Italia riuscirà a fare meglio di altri Paesi solo se ripartiranno i piccoli imprenditori». Secondo Bertone le banche, però, per almeno 1-2 anni, cioè finché non si esce dal tunnel, dovrebbero aiutare le imprese «non solo bloccando il rimborso del capitale a debito ma anche, come qualche istituto sta già facendo, congelando il pagamento degli interessi sui debiti e gli scoperti di conto».
E lo Stato? «Provvedimenti come la detassazione dell’Iva possono essere di grande aiuto – risponde il costruttore e manager dell’acqua minerale – e poi la pubblica amministrazione e la sanità possono evitare di strozzare tante imprese del Nord Ovest, limitando i loro ritardi nei pagamenti».
Se le imprese avranno più liquidità potranno investire in ricerca e sviluppo, il vero motore dello sviluppo delle Pmi. «Nel caso di Acqua Sant’Anna è proprio la ricerca e la tecnologia che ci sta aiutando a vincere la crisi – conclude Bertone – abbiamo un sistema del tutto automatizzato che ci ha consentito di avere un’organizzazione più snella rispetto ai concorrenti. Anche grazie al lancio della bio-bottiglia i conti vanno bene: da inizio anno il nostro fatturato sale del 15%, dovremmo chiudere l’anno con 200 milioni di ricavi. Tutto questo ci permette di andare controcorrente e di assumere persone quando gli altri licenziano».
Fonte: lastampa.it
