INCESTO, TABU’ SECOLARE

S embrava sparito dalle nostre cronache, detrito ammuffito di epoche meno civili e politicamente corrette; ma ecco che una clamorosa vicenda in terra di Germania lo ha prepotentemente riportato alla ribalta. Stiamo parlando di incesto, il tabù per eccellenza. La parola, di per sé, deriva dal latino incestum, che significa “non casto” ed indica un rapporto sessuale fra due persone unite da vincolo di consanguineità od affinità. Una relazione sessuale proibita dalla legge, come quella che unisce Susan e Patrik, 22 e 30 anni, fratelli tedeschi protagonisti di una storia esemplare di “allucinazione incestuosa”. Nati nella stessa famiglia ma non cresciuti insieme, poiché Patrick fu dato in affidamento, i due si sono ritrovati anni dopo quando lui, cercando i suoi veri genitori, è arrivato nella casa nativa dove la vecchia madre, ormai morente, veniva accudita dalla sorella, semianalfabeta ed incapace di badare a se stessa. L’improvvisa morte della madre ha fatto il resto: isolatisi da tutti e chiusi nel loro mondo, i due si sono aggrappati ad un amore impossibile, che ha subito dato un frutto. Nel 2001 è nato Erik, primo figlio dei due, e dall’ospedale è partita la denuncia per incesto. Patrik viene condannato a dieci mesi con la condizionale – aveva sostenuto di non sapere che l’incesto fosse reato – mentre la sorella, ancora minorenne, non viene punita dalla legge. I due tornano a casa e ricominciano da dove avevano interrotto: nascono altri due bambini, che vengono loro tolti come il precedente, e i due vengono di nuovo sottoposti a processo, con una condanna a 25 mesi per lui e l’affidamento ad un tutore per lei. Prima di andare in carcere, Patrik ingravida nuovamente la sorella che, per non perdere anche questo figlio, partorisce da sola nella vasca da bagno, rischiando di morire dissanguata. La salvano, togliendole anche questa figlia. Durante il carcere di Patrik, Susan si accompagna ad un altro uomo col quale ha una figlia, Sofia, che stavolta le viene lasciata. Ma la “normalità” non dura a lungo: uscito di carcere e sottopostosi ad una sterilizzazione, Patrik riconquista la sorella e vanno a vivere insieme in un altro paese. Finché incontrano un avvocato che decide di aiutarli, presentando un ricorso alla Corte Costituzionale nel quale egli sostiene che il reato di incesto viola il diritto all’autodeterminazione sessuale. Una storia a suo modo esemplare, che ha riportato alla ribalta l’incesto, antica consuetudine nelle società arcaiche – come quella antico-egiziana – respinta con forza da tutte le religioni storiche e dai moderni codici penali. Quello italiano stabilisce la pena della reclusione da uno a cinque anni per chiunque commetta incesto con un discendente o un ascendente o un affine in linea retta (fratello o sorella). Se l’incesto è commesso da persona maggiore di età con persona minore, la pena viene aumentata per il o la maggiorenne. Se si tratta di un genitore, viene tolta la potestà. Se si tratta di persona coniugata, la condanna costituisce, per l’altro coniuge, causa di divorzio. E’ ovviamente vietato il matrimonio tra consanguinei.

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