P rimo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, l’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân si propone di inaugurare una serie di relazioni annuali, frutto di un attento monitoraggio del panorama internazionale svolto secondo criteri di sistematicità, interdisciplinarietà e universalità. L’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan pubblica il”PRIMO RAPPORTO SULLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NEL MONDO” A cura di Giampaolo Crepaldi e Stefano Fontana (Edizioni Cantagalli, 2009 pp. 192 Euro 13,00). Con questo Primo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, l’Osservatorio si propone di inaugurare una serie di relazioni annuali, frutto di un attento monitoraggio del panorama internazionale svolto secondo criteri di sistematicità, interdisciplinarietà e universalità. Impresa mai realizzata, nemmeno a livello regionale o nazionale, il Rapporto è “un fatto nuovo e utile”, come sottolinea il Cardinale Renato Raffaele Martino nella sua introduzione, ma anche uno strumento necessario: un modo di “fare il punto” nel senso che l’espressione assume per i naviganti, ossia di conoscere la posizione attuale per capire in che direzione ci si sta muovendo. Una miniera di informazioni per conoscere quanto la Chiesa sta facendo nei cinque Continenti per la diffusione e la realizzazione pratica dei principi della sua Dottrina sociale, ma anche un tentativo di dialogo con chi opera attivamente nel sociale, ispirandosi ad altre fedi religiose o a forme di umanesimo laico.
Il Rapporto è articolato in diverse sezioni che, dopo aver raccontato il magistero di Benedetto XVI nel corso del 2008, esaminano nel dettaglio la situazione della Dottrina sociale della Chiesa nei cinque Continenti: libertà religiosa, diritti umani, crisi economica, ecologia umana, politica familiare e sociale sono solo alcune delle questioni che stanno a cuore all’Osservatorio, tutte contemplate alla luce della Dottrina sociale. Viene evidenziato infine il “problema dell’anno” e ampio rilievo è dato ai documenti più significativi del 2008, classificati come “l’insegnamento dell’anno”, “il documento dell’anno” e “l’intervento dell’anno”. Vi riportiamo alcuni brani del libro, relativi al problema ecologico.
” I fatti e le emergenze storiche sembrano confermare questa impostazione. Ovunque, per esempio, sta emergendo la dimensione sociale dei temi della vita, della bioetica e della famiglia. In Europa, la legislazione di alcuni Paesi di punta, come Inghilterra, Olanda, Belgio o Spagna, sta permettendo di mettere mano in modo molto preoccupante alla vita stessa, all’identità della persona e alla dimensione naturale della famiglia. In America Latina è in atto una offensiva delle lobbies laiciste indirizzata verso lo smantellamento della legislazione antiabortista della maggioranza di quei Paesi, per introdurre il riconoscimento dei cosiddetti nuovi diritti. In Asia continua in modo massiccio non solo la tristissima politica del figlio unico in Cina, ma anche varie forme di selezione prenatale su base sessuale, una eugenetica a scapito delle bambine, cui è permesso di nascere in numero inferiore ai maschi. Nessuna parte del pianeta si salva più da queste minacce e sempre maggiormente si percepisce come tutto ciò abbia a che fare con i diritti umani, la legge, la convivenza pacifica, il ruolo dei poteri pubblici, l’autentica democrazia. L’insegnamento dei vescovi nel 2008 ha largamente denunciato tutto ciò, anche se non sempre viene messa in luce la connessione tra queste tematiche bioetiche e familiari e i temi più tradizionalmente considerati sociali come la giustizia o la pace. Gli Episcopati latinoamericani, in modo particolare, si sono molto impegnati a guidare i loro popoli nel contrastare il nuovo kulturkampf del laicismo latinoamericano e internazionale. La predicazione dell’intero Vangelo sociale, compresi i temi della vita e della famiglia, dovrà diventare sempre di più una costante della pastorale ecclesiale e dell’impegno dei fedeli laici nella società. Dobbiamo purtroppo notare che in certe occasioni tutte queste esigenze non vengono sufficientemente percepite come prioritarie. Facciamo l’esempio della Lettera pastorale dei vescovi canadesi sull’ambiente dal titolo La nostra relazione con l’ambiente: necessità di conversione. In questa Lettera non si parla del diritto alla vita, dei pericoli rappresentati dalla nuova eugenetica fondata sulle analisi preimpianto e prenatali, della pillola abortiva distribuita legalmente in vari Paesi, delle ripercussioni negative per la convivenza sociale della separazione tra concepimento e sessualità umana. Il problema dell’ambiente non è solo quello della natura ambientale, ma è anche e soprattutto quello della natura umana1. Separarle è già una forte concessione alla ideologia ambientalista, che appunto separa la questione ambientale dalla questione antropologica e poi, di fatto, subordina la seconda alla prima. Non andrebbero mai separate ecologia ambientale ed ecologia umana, non solo nel senso che non si dovrebbe parlare di ambiente naturale escludendo l’ecologia umana, ma anche nel senso opposto: non è corretto denunciare gli attentati contro la vita e la famiglia, senza far presente la pesante ricaduta sociale di tutto ciò, come se si trattasse di tematiche solo bioetiche e non anche prettamente sociali. In ambedue i casi si tratterebbe di riduzionismo”.
FONTE:www.lastampa.it
