Che ringhiata!

Che ringhiata!

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Ora sappiamo che l’evoluzione del modulo quattro tre (e) fantasia è un altrettanto avventuroso quattro tre e vado via (se non gioco). Rino Gattuso ha il muscolo meno tonico del solito ma l’occhio è ancora lungo e vede lontano, almeno fino al campo che gli sta restituendo indicazioni chiarissime e per lui sconsolanti: da settimane e sulla base dei sorprendenti risultati di Madrid e Roma, Leonardo ha fatto scelte precise sia sul piano del disegno sia su quello degli interpreti, infortuni e squalifiche permettendo: davanti a Dida quattro difensori, sempre gli stessi (Oddo, Nesta, Thiago Silva e Zambrotta), tre centrocampisti, sempre gli stessi (Ambrosini, Pirlo e Seedorf), e tre attaccanti, sempre gli stessi da quando Borriello è tornato a dare segni di vita – contro il Marsiglia trequarti di Marco sono stati preferiti a un Pippo intero che pare si stia ancora scaldando a bordocampo -, Pato e Dinho gli altri irrinunciabili. Il dodicesimo è Abate che col Cagliari – per non modificare l’aspetto e la sostanza della squadra – è stato impiegato nella ripresa addirittura fuori ruolo: alla Seedorf.Certo, Rino sta recuperando da un infortunio: ma ha capito perfettamente che le maglie e i compiti sono stati assegnati e che soltanto l’aviaria (inefficace la suina) o contrattempi simili potrebbero indurre il tecnico a cambiare registro e gerarchie.«Non sono contento per il poco spazio che mi viene concesso» ha naturalmente ammesso ieri. «Se non lo dicessi sarei un bugiardo. Io sono Rino Gattuso, non l’ultimo arrivato, e non posso aspettare che qualcuno si faccia male per giocare».Che tema di perdere il suo ultimo Mondiale?, o il contratto Vodafone? «Questo mio stato d’animo non è per paura di non andare in Sudafrica. Con Lippi parlo spesso e per lui non ci sono problemi anche se gioco poco nel Milan. Mi sento ancora forte e non mi piace non dimostrarlo. Non accetto il pensiero di non essere più indispensabile. Ambro e Pirlo stanno facendo benissimo ma io devo confrontarmi anche con il mio stato d’animo».«Dobbiamo parlare».«Con Leo il rapporto è buono, mi ha spiegato le sue scelte e io devo rispettare chi ogni domenica si gioca il culo sulla panchina. Il Milan mi paga profumatamente e mi dà tanto ma dobbiamo sederci e parlare. Adesso mancano ancora 5, 6 partite alla fine poi vedremo. Parlerò con la società, con Galliani perchè non è bello dopo undici anni giocare ogni tanto». Andarsene? «Vedremo, adesso è presto».Galliani e Gattuso si sono già sentiti, carezze per amarezze. L’ad è tuttavia per il fin che dura, per gli equilibri instabili ma vincenti, per la gratitudine, certo: in primis, lo ripeto, per i risultati che salvano più culi, non soltanto quello dell’allenatore.A Gattuso, al quale esprimo tutta la stima e simpatia possibili (lo adoro anche come persona), ricordo che poche ore fa un signore che si chiama Alessandro Del Piero e che della squadra di cui è capitano fa parte da una ventina d’anni, è stato sostituito in Champions League dal giovane Ciro Immobile: nel cognome era probabilmente contenuto un antipatico giudizio indiretto.

 FONTE:www.libero-news.it

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