Manolo Blahnik, mai guardato Sex & The City

Manolo Blahnik, mai guardato Sex & The City

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 ”Carrie chi? Ah, non guardo mai Sex and the City!” dice Manolo Blahnik e certo gigioneggia un poco, perché è alla famosa serie televisiva che il più noto designer di scarpe deve una fama planetaria. Ma chi lo conosceva prima che Carrie Bradshaw fosse pazza per le ‘manolos’, e perfino prima che Madonna dicesse che sono meglio di un atto sessuale, oggi gli ha perdonato tutto l’istrionismo con cui ha intrattenuto il pubblico a Vigevano, città delle scarpe (ha anche ricevuto l’onorificenza della Scarpetta d’Oro dal sindaco) dove fin dagli anni Settanta egli approdò per produrre le sue. Perché è qui che nel 1953 inventarono la struttura che regge i tacchi a spillo ed egli ancora viene, stagione dopo stagione, a incontrare gli artigiani della Caimar e della Re Marcello, padroneggiando ormai perfettamente sia le tecniche artigianali sia l’italiano.Da qualche tempo lo accompagna la nipote Kristina, architetto e – si è capito – suo delfino anche creativo. Classe 1942, spagnolo delle Canarie e di padre ceco, studi da scenografo a Parigi, fu scoperto da Diana Vreeland di Vogue Usa che, colpita dalle stravaganti calzature con le ciliegie di una sua scenografia, lo spinse a disegnare scarpe. Poi ha lavorato con Ossie Clark: “alla prima sfilata – spiega – tutti applaudivano le modelle che ancheggiavano molto solo perché ancora non sapevo che i tacchi devono avere una spina metallica”. Capelli bianchi (non ha più il famoso codino), babbucce di camoscio, calze a righe e papillon viola a pois, il designer oggi ha dato il meglio di sé come ospite d’onore della riapertura del Museo Internazionale della Calzatura, ampliato e restaurato.Manolo ha bocciato come “orribili” le suole con alta piattaforma: “erano giuste solo per le veneziane quando portavano le gonne lunghe e non volevano bagnarsi”. Ha dichiarato invece eterno amore per le calzature appuntite (le sue creazioni lo sono sempre, nonostante le mode) perché “la punta è come una calamita per lo sguardo e provoca – scusate il bisticcio – un senso di sensualità”. Lui comunque guarda “i piedi delle donne, come prima cosa, ma solo per abitudine professionale”. Gli piacciono le scarpe colorate, scarta quelle nere, troppo banali, non è vero che ama solo i tacchi a spillo, anzi “le scarpe basse sono fantastiche perché con queste le donne si sforzano di essere femminili mentre con quelle alte ancheggiano per necessità”. Qui a Vigevano calcolano che il suo fatturato sia sui 60 milioni di euro e che l’utile sia in proporzione piuttosto alto (il suo è più che altro uno studio di progettazione). Non ha mai ceduto alle offerte di chi voleva entrare nella Manolo Blahnik (“preferisco essere ‘un grande’ ma restare piccolo”), non ha mai fatto vestiti e ha appena respinto “l’ennesima richiesta di disegnare borse, ne faccio una ogni tanto” anche se odia quelle che vede in giro “tutte piene di catene e orpelli”. Adorava Gianni Versace “ma anche Donatella è bravissima”, gli piace molto Riccardo Tisci (di Givenchy). Tra i creatori di scarpe segnala il francese Benoit Meleard, molto d’avanguardia, forse troppo per avere fortuna. Ama il Sud, le donne come Claudia Cardinale e Sofia Loren, pensa che “le dive oggi siano per strada e non al cinema”, stima Maya Sansa e Giovanna Mezzogiorno anche se “mancano ancora di qualcosa”, forse un paio di Manolo Blahnik.
FONTE:www.ansa.it

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