
Innocente. Gli indizi raccolti in oltre due anni di indagini sull’efferato omicidio di Chiara Poggi non sono bastati a fugare ogni ragionevole dubbio e pertanto Alberto Stasi non ha ucciso la sua fidanzata. Questa è la sentenza, che verrà impugnata, pronunciata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli dopo cinque ore di camera di consiglio e un processo durato mesi e in cui non sono mancate schermaglie e colpi di scena. Oggi è calato il sipario sul primo atto del ‘giallo di Garlaco’.Il giudice, in pochi secondi, il tempo di leggere il dispositivo in aula, ha scagionato Alberto, l’ex studente bocconiano, ritenuto dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci, l’ unico autore dell’omicidio della ragazza, ammazzata il 13 agosto 2007 nella sua villetta: il suo assassino le ha fracassato il cranio con un’arma che non è mai stata né trovata né individuata. In un attimo il gup con voce ferma ha pronunciato quella frase che il giovane da tanto aspettava: “Visto l’articolo 530 del codice di procedura penale, capoverso, assolve Stasi Alberto per il reato a lui ascritto per non aver commesso il fatto”.Una formula, questa, che, codice alla mano, prevede o la mancanza di prove, o la contraddittorietà delle prove o la loro insufficienza. Subito dopo, lui, l’imputato, ha sciolto la tensione in un pianto di commozione e felicità e si è riparato negli abbracci dei suoi legali e poi della sua nuova fidanzata, mentre il giudice è sgusciato via dall’aula, in silenzio. Di certo amareggiati mamma Rita e papà Giuseppe perché per loro la verità, quella che da più di due anni hanno atteso, non è arrivata. Scuri in volto i due pm perché quella di oggi è la terza sconfitta: quegli indizi “gravi, precisi e concordanti” che li hanno convinti a ritenere Alberto l’assassino di Chiara non sono stati sufficienti.
FONTE:www.ansa.it

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