Hotel Plaza, dal Grande Gatsby agli hambuger

Hotel Plaza, dal Grande Gatsby agli hambuger
Dai frac con i guanti bianchi agli hamburger con cipolla, cetrioli e patatine fritte. In meno di sei anni, il mitico hotel Plaza di New York che si affaccia su Central Park, storicamente uno dei più prestigiosi della Grande Mela, da destinazione da sogno si è trasformato in una sorta di appendice elegante e semivuota di un centro commerciale deserto e sotterraneo, presto invaso dai fast food. Ne parla oggi con ampio rilievo il New York Times, secondo cui è diventato difficile sostenere che il sogno dell’ imprenditore israeliano Isaac Tshuva di trasformare il grande albergo dell’hitchcockiano Intrigo Internazionale o di Mamma ho perso l’aereo in un lussuoso condominio e centro commerciale sia andato in porto. E’ vero che l’albergo in senso stretto (solo una parte delle stanze di allora) ultimamente è stato quasi sempre pieno; come é vero che le sale da ballo, tra cui il ‘Grand Ballroom’ della famosa superfesta di Truman Capote, continua ad attirare decine di feste di matrimonio. Ed i famosi bar, come l’ovattato Oak Bar, continuano a servire come prima i loro famosi cocktail. Ma è anche vero che il più famoso ristorante dell’albergo, il Palm Court, meta dei personaggi alla Grande Gatsby, ha chiuso i battenti in dicembre (ma pare dovrebbe presto riaprire), mentre la vendita degli appartamenti, nonostante l’en plein degli anni scorsi, sta creando seri problemi. Dopo un restauro costato 450 milioni di dollari, Tshuva era riuscito a vendere tutti gli appartamenti, 181 complessivamente, per la somma da capogiro di oltre 1,3 miliardi di dollari, a prezzi ben al di sopra di quelli di mercato. Ma molti appartamenti sono stati rivenduti, spesso con ingenti perdite. Il Nyt cita il caso recente dell’appartamento 409, venduto a ben 8,5 milioni di dollari in meno rispetto a 18 mesi fa, al momento del primo acquisto. Tra i clienti insoddisfatti spiccano quelli (a dir vero un po’ ingenui) che avevano acquistato appartamenti nei piani alti dell’edificio, per poi scoprire che si tratta delle ex stanze per il personale dell’albergo (simili alle ‘chambre de bonne’ dei palazzi parigini). Hanno il soffitto basso e poche finestre, e sono impossibili da trasformare in ampie penthouse con vista sul parco. E’ andata male anche al centro commerciale ricavato sotto all’albergo. Non è riuscito ad attirare le grandi firme (i proprietari puntavano tra l’altro su Gucci, ma la società fiorentina si è installata al pianoterrra della vicina Trump Tower), e alcuni negozi hanno già chiuso. Ora tocca alla ‘Food Court’, con sushi e fast food, rilanciare il centro commerciale, accanto ai negozi. Ma sono in molti a storcere il naso.
FONTE:www.ansa.it
curiosità
Dai frac con i guanti bianchi agli hamburger con cipolla, cetrioli e patatine fritte. In meno di sei anni, il mitico hotel Plaza di New York che si affaccia su Central Park, storicamente uno dei più prestigiosi della Grande Mela, da destinazione da sogno si è trasformato in una sorta di appendice elegante e semivuota di un centro commerciale deserto e sotterraneo, presto invaso dai fast food. Ne parla oggi con ampio rilievo il New York Times, secondo cui è diventato difficile sostenere che il sogno dell’ imprenditore israeliano Isaac Tshuva di trasformare il grande albergo dell’hitchcockiano Intrigo Internazionale o di Mamma ho perso l’aereo in un lussuoso condominio e centro commerciale sia andato in porto. E’ vero che l’albergo in senso stretto (solo una parte delle stanze di allora) ultimamente è stato quasi sempre pieno; come é vero che le sale da ballo, tra cui il ‘Grand Ballroom’ della famosa superfesta di Truman Capote, continua ad attirare decine di feste di matrimonio. Ed i famosi bar, come l’ovattato Oak Bar, continuano a servire come prima i loro famosi cocktail. Ma è anche vero che il più famoso ristorante dell’albergo, il Palm Court, meta dei personaggi alla Grande Gatsby, ha chiuso i battenti in dicembre (ma pare dovrebbe presto riaprire), mentre la vendita degli appartamenti, nonostante l’en plein degli anni scorsi, sta creando seri problemi. Dopo un restauro costato 450 milioni di dollari, Tshuva era riuscito a vendere tutti gli appartamenti, 181 complessivamente, per la somma da capogiro di oltre 1,3 miliardi di dollari, a prezzi ben al di sopra di quelli di mercato. Ma molti appartamenti sono stati rivenduti, spesso con ingenti perdite. Il Nyt cita il caso recente dell’appartamento 409, venduto a ben 8,5 milioni di dollari in meno rispetto a 18 mesi fa, al momento del primo acquisto. Tra i clienti insoddisfatti spiccano quelli (a dir vero un po’ ingenui) che avevano acquistato appartamenti nei piani alti dell’edificio, per poi scoprire che si tratta delle ex stanze per il personale dell’albergo (simili alle ‘chambre de bonne’ dei palazzi parigini). Hanno il soffitto basso e poche finestre, e sono impossibili da trasformare in ampie penthouse con vista sul parco. E’ andata male anche al centro commerciale ricavato sotto all’albergo. Non è riuscito ad attirare le grandi firme (i proprietari puntavano tra l’altro su Gucci, ma la società fiorentina si è installata al pianoterrra della vicina Trump Tower), e alcuni negozi hanno già chiuso. Ora tocca alla ‘Food Court’, con sushi e fast food, rilanciare il centro commerciale, accanto ai negozi. Ma sono in molti a storcere il naso.
FONTE:www.ansa.it

No comments yet.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

Carpi e la sua Notte Bianca

Ecco gli scatti più belli della Notte bianca di Carpi che si è svolta in una versione molto ridimensionata per [...]

The Collector’s Choice

The Collector’s Choice

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo: sono di questa collezionista le opere in esposizione fino a domenica 22 luglio allo spazio dell’ex [...]

Cantina di Arceto: settantacinque anni in quattordici foto

Cantina di Arceto: settantacinque anni in quattordici foto

Domenica  27 maggio 2012, in occasione di Cantine Aperte, la Cantina di Arceto festeggia i suoi settantacinque anni con la [...]

Cosce snelle

Cosce snelle

Leggi su mobile La spiaggia è ancora lontana non molto, per la verità ma le minigonne ormai spuntano dappertutto come [...]