
Per quanto riguarda il processo breve “ora c’é il secondo round al Parlamento, ci sarà una discussione e il giudizio va dato solo alla fine dell’iter”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, interpellato da uno studente durante una lectio magistralis a Tor Vergata.Fini ha sottolineato in questo senso le modifiche apportate al Senato e anche, dandone un giudizio positivo, lo stanziamento di fondi alla Giustizia previsto in finanziaria.”Non si può ipotizzare che mentre il Parlamento lavora il capo dello Stato parli: pensare ad una cosa del genere significa non conoscere il nostro ordinamento perché quando il Parlamento lavora il capo dello Stato deve tacere”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, criticando quanti chiedono che il presidente della Repubblica intervenga su provvedimenti come il processo breve, in discussione in Parlamento. “Non si può chiedergli – attacca Fini – di diventare un attore politico”Fini ha ricordato, infatti, che “il suo ruolo è intervenire alla fine assumendosi la responsabilità anche di un eventuale diniego ma non si può chiedergli di diventare un attore politico”.
LOBBISMO VA REGOLATO A TUTTI I LIVELLI – “Il lobbismo in Italia va regolato al più presto e non solo facendo riferimento alla dimensione nazionale ma anche, a mio avviso, a quella regionale, dando trasparenza ai rapporti tra le imprese e le amministrazioni pubbliche in modo che i cittadini possano avere elementi per verificare la correttezza e i costi delle decisioni assunte dalle istituzioni”. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini durante una lectio magistralis all’Università di Tor Vergata nell’ambito del master su Processi decisionali e lobbying in Italia e in Europa. Il suo auspicio è dunque quello che “almeno in questa legislatura nel dibattito sulle riforme trovino spazio queste riflessioni” anche perché è necessario “avere una legislazione generale” in materia e “certamente se si parla della centralità del Parlamento è evidente che il confronto con tutti i livelli di autorganizzazione deve essere oggetto di una nuova legislazione regionale e nazionale”. Quindi, ha concluso, è necessario che “la regolamentazione del lobbying sia ricompresa nelle dinamiche istituzionali più generali investendo i meccanismi di funzionamento delle istituzioni politiche, governative, rappresentative, burocratiche, oltre che la definizione di ruoli, di competenze e di status giuridico dei lobbisti”.
FONTE:www.ansa.it
