Tasse, sull’Irpef Berlusconi non molla

Tasse, sull’Irpef Berlusconi non molla

economia

Sulle tasse Silvio Berlusconi ha accettato temporaneamente la linea del ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, ma non è detto che la condivida fino in fondo. Anzi. Ora ci sono le elezioni regionali, poi la partita è destinata a riaprirsi con tutte le possibili relative conseguenze. Lo pensano in molti nel partito di maggioranza. E ieri – con le cautele del caso e con linguaggio di antica scuola democristiana – il titolare dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha aperto una breccia e l´ha detto proprio alla Convention aretina del Pdl: si possono ridurre le tasse già dal prossimo anno, fissando nell´arco del 2010 le tappe di avvicinamento al traguardo. Insomma si deve agire fin da ora, proprio in un contesto di crisi per dare un po´ d´ossigeno ai redditi più bassi. Muovendosi – sia chiaro – lungo la direzione tracciata dallo stesso Tremonti: meno Irpef e più Iva, più tasse sui consumi e meno sulle persone. Nessuno strappo, ma accelerazione dei tempi, senza aspettare la fine della legislatura. Comunque, non proprio una quisquilia.Sono le due linee che si fronteggiano nel governo e nella maggioranza. Da una parte l´attendismo tremontiano, dall´altra l´interventismo di chi pensa che la questione fiscale appartenga all´identità stessa del centrodestra berlusconiano e che, al di là del consenso permanentemente registrato dai sondaggi, vada rivitalizzata. A molti, insomma, appare paradossale che la sinistra, guidata dalla Cgil di Guglielmo Epifani, si appresti a scendere in piazza a marzo per chiedere – con Berlusconi a Palazzo Chigi – la riduzione delle tasse.Ma nel Pdl gli schieramenti sono impari perché Tremonti, potente e sofisticato controllore dei cordoni della borsa, è praticamente solo. In questo caso non valgono le dichiarazioni formali di assenso alla sua linea. Vale la “pancia” del partito e del suo elettorato tradizionale. Il sostegno della Lega Nord in questo caso potrebbe non essere sufficiente. Lo stesso Gianfranco Fini, ormai approdato a un modello liberal in economia, ha fatto sapere di ritenere «necessario» il taglio delle tasse. Dunque anche Berlusconi contro Tremonti? «Smentisco questa lettura – risponde il portavoce di Palazzo Chigi, Paolo Bonaiuti – . Vale ciò che ha detto il presidente Berlusconi nella conferenza stampa del 13 gennaio». Già, ma quella è la conferenza stampa del clamoroso dietrofront del Cavaliere, atterrito dagli otto miliardi aggiuntivi di spesa per interessi sul debito per via della crisi, appena notificatigli da Tremonti. Una marcia indietro arrivata dopo l´annuncio di voler riprendere in mano l´idea delle due sole aliquote Irpef, quella del 23 per cento per tutti i redditi fino a 100 mila euro e quella del 33 per cento per il resto. Quel «sogno» come lo definì lo stesso Berlusconi non è mai stato rimesso nel cassetto. Ecco perché – vista anche dal Pdl – la partita è soltanto sospesa.Va da sé che si studi una via d´uscita, una soluzione di compromesso. Scajola ne ha indicata una, che forse non dispiace al presidente del Consiglio. È dentro l´impostazione di Tremonti e anche dentro i tanti vincoli esterni: il debito (siamo quasi a quota 120 per cento), le prossime aste per collocare i titoli del nostro debito in aperta competizione con tutti gli altri Paesi (il differenziale decisivo con i bund tedeschi è per ora sotto controllo), ma soprattutto la crescita. Mentre nessuno parla più di tagli alla spesa che con la contrazione del ciclo economico sta aumentando senza limiti. Tuttavia, senza un Pil che superi l´1 per cento (e le previsioni non vanno oltre) nessuno propone di intervenire sulle tasse. Ma se quell´asticella dovesse essere superata, allora l´idea è di cominciare a ridurre il peso fiscale sulle famiglie (il prima possibile sfruttando l´attuale bassa inflazione) spostandolo sui beni di consumo con un meccanismo di vasi comunicanti e, dunque, capace – come vorrebbe Tremonti – di autofinanziarsi, riprenderebbe quota. «Se non avessimo introdotto gli incentivi per l´auto, oggi si parlerebbe della fine dell´industria automobilistica in Italia», dicono al ministero di Scajola. Messaggio chiaro per il “flemmatico” Giulio Tremonti.  
FONTE:www.repubblica.it

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