Ecologia: ricicli… di moda

Ecologia: ricicli… di moda

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Borse realizzate con porzioni di copri sedili per l’auto, con schermi parasole ed ex-cinture di sicurezza oppure gioielli di vetro riciclato, ceramica e legno, o anche riutilizzando vecchie chiavi, o quadranti di orologi. Insomma, dal rifiuto al riuso: la moda sposa il riciclo creativo e diventa ecocompatibile, con tante creazioni per tutti i gusti e per tutte le tasche. Lo slogan, per dirla con le parole del brand di alta moda Carmina Campus, creato da Ilaria Venturini Fendi, potrebbe essere: “non rifiutare il consumo ma consumare il rifiuto”, ad esempio trasformando ciò che altri getterebbero nell’immondizia, in una borsa trendy e modaiola. Nascono così pezzi unici come vere e proprie opere d’arte e riscoprendo nello steso tempo valori importanti come l’amore per la natura e i progetti sociali. Carmina Campus lavora sui materiali di riuso e di riciclo, materiali che vengono nobilitati da lavorazioni artigiane e si trasformano in oggetti preziosi. Ogni borsa di Carmina Campus è unica, la storia di ogni pezzo è scritta a mano in un cartellino che l’accompagna: origine dei materiali che la compongono, ore di lavoro necessarie per la sua progettazione e realizzazione, numero di archivio. Inoltre parte dei proventi di alcune linee vengono destinati ad organizzazioni non governative che si battono per la salvaguardia dell’ambiente e per lo sviluppo delle donne in Africa.Una collezione primavera/estate 2010 con un nuovo assortimento di abiti, bijoux e accessori realizzato dagli artigiani locali con lavorazioni tradizionali e con l’impiego di materiali riciclati è stata realizzata da Altromercato, la principale organizzazione di commercio equo e solidale operante in Italia, per aiutare lo sviluppo del Sud del mondo. Tutti i capi hanno un prezzo accessibile, in cui gli ingredienti più preziosi sono il rispetto dell’ambiente e la dignità dei produttori.”Da anni Altromercato si occupa di sviluppare insieme ai produttori del sud del mondo prodotti che possono andar bene al mercato occidentale. In particolare nel 2009 si è pensato ad una collezione di abbigliamento e accessori realizzata con tessuti riciclati, ottenuti a partire dai saree, gli abiti tradizionali delle donne indiane” spiega Federica Sellarione, la coordinatrice commerciale di Pangea Niente Troppo (cooperativa socia di Altromercato su Roma). Un’altra caratteristica di questi prodotti è il fatto di essere accessibili a tutti. Spiega Sellarione: “Non è vero che l’equo e solidale costa e lo dimostra il fatto che un vestito interamente fatto a mano e artigianalmente costa solamente 40 euro pur rispettando tutte le condizioni umane, di lavoro e di dignità delle persone del sud del mondo”.Tra le proposte moda per la prossima stagione primavera estate spiccano i tessuti leggeri, con trasparenze, forme morbide, colori soft (come l’acqua marina e il corallo) oltre ai classici bianco e nero. Abiti in crepe di cotone, pantaloni dallo stile afgano in leggera garza di cotone, gilet trasparenti con dettagli in seta, gonne con inserti in paillettes e top e magliette in cotone organico.Il commercio equosolidale tutela i produttori del Sud del mondo e si basa su alcuni criteri come il pagamento di un giusto prezzo sia dei prodotti che della mano d’opera locale, e il prefinanziamento per attivare i progetti di sviluppo. Consente inoltre agli artigiani locali di sviluppare una cultura e un’istruzione che il commercio tradizionale non permette. Si tratta insomma di una moda che crea ma non distrugge, che esplora percorsi alternativi per promuovere una nuova economia in cui ogni prodotto nasce e si rigenera in modo consapevole e nel rispetto del pianeta.

FONTE:www.tgcom.it

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