Addio a McQueen provocatore dell’alta moda

Addio a McQueen provocatore dell’alta moda

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Nel 2009 ha creato le scarpe Armadillo, indossate da Lady GaGa nel video della hit «Bad Romance». Lo chiamavano l’hooligan della moda. Ogni sua sfilata era un pugno nello stomaco di provocazione e genialità che resterà nella storia del costume. Alexander McQueen, 40 anni, è morto ieri, probabilmente suicida, nella sua casa di Green Street nel West End. «Una tragedia, siamo distrutti», ha dichiarato la famiglia (il cui vero cognome è Lee). I paramedici del servizio emergenze londinese l’hanno trovato impiccato verso le dieci del mattino. A scatenare il gesto disperato pare sia stata la scomparsa dell’amatissima madre Joyce (che non mancava mai in platea), avvenuta una settimana fa. Il Sun, riferisce che lo stilista nei giorni scorsi avrebbe digitato strani messaggi sulla sua pagina di «Twitter», rivelatori di un acuto stato depressivo. E la BBC ha rintracciato un «post it» dove lui ha scritto di aver passato «una settimana orribile» ma di essersi «rimesso in piedi» grazie al sostegno degli amici.Il mondo della moda britannica e non solo quello è sotto choc. «Il mondo ha sicuramente perso un giovane di grande talento», ha commentato Giorgio Armani.Figlio di un tassista dell’East End Alexander McQueen aveva iniziato la carriera a 16 anni nell’atelier di Anderson e Shepherd a Saville Row, dove veste anche il Principe di Galles, (dicono si divertisse a scarabocchiare oscenità nelle fodere degli abiti di sua altezza). Poi lavorò con lo stilista giapponese Koji Tatzuno e con Romeo Gigli. Nel ’92 torna a Londra per finire gli studi alla Saint Martin’s School. Ma è nel ’97 che la sua carriera fa un balzo: non ancora trentenne Givenchy lo assume come direttore creativo. Il tema del debutto? La donna caprone. Da lì comincia l’ascesa inarrestabile (ha vinto per quattro volte il premio «British Designer of the Year») che culmina nel 2001, quando arruolato dal Gruppo Gucci firma finalmente la collezione con il suo nome.La prima a credere in lui fu la giornalista e guru dello stile, Isabelle Blow – anche lei morta suicida tre anni fa – sedotta dalle sue giacche modello Jack lo Squartatore che nel pvc sigillavano sotto vuoto vermi e capelli. Dissacrare, era la sua missione. Lo faceva con sublimi modelli, tagliati alla perfezione, disseminati di teschi e rosari, imprigionando le modelle in museruole e gabbie. Nel ’99 fece sfilare Aimee Mullins, con le gambe amputate, che a grandi passi attraversò la passerella su protesi in legno. Anche i suoi gesti erano scandalosi. Ammutolì la platea a New York nel 2000 quando a fine show sul podio si abbassò i pantaloni, mostrando prima i boxer a stelle e strisce e poi il sedere. Amicissimo di Kate Moss, nel momento in cui fu messa al bando per droga, la evocò con immagini in 3d durante un defilè. Tutti lo adoravano, persino la regina Elisabetta che nel 2003 lo insignì con il «Commander of the most excellent order», un onore toccato prima di lui solo a Sting e al chitarrista dei Pink Floyd.
FONTE:www.lastampa.it

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