
Moda, si cambia. Non subito, certo. Ma un segnale c’è. Camera Nazionale e istituzioni hanno deciso: se questo febbraio «è andata come è andata », da settembre «sarà tutta un’altra storia»: basta cedere alle pressioni delle stampa internazionale (vedi Anna Wintour, che voleva una rassegna di soli tre giorni), basta ragionare ognuno per sé. Più sistema e programmazione. «Per evitare — dice il presidente della Camera, Mario Boselli— questo disastro». Ovvero: una settimana della moda (dal 24 febbraio al primo marzo) organizzata a colpi di polemiche. Un tour de force da 18 presentazioni al giorno. Autocritica. Dopo un balletto che dura dalla pubblicazione del del primo calendario, il 18 gennaio.La diavolessa storce il naso—pare voglia andare alla notte degli Oscar — chiede tre giorni «forti» (con i grandi nomi) che poi diventeranno quattro solo grazie a Fendi e Prada e alla discesa in campo di Diego Della Valle a difesa del Made in Italy. Insomma, un pasticcio. Il primo ad ammetterlo è l’assessore alle Attività produttive, Giovanni Terzi, ieri a Palazzo Marino per presentare la kermesse: «È necessario superare questo momento di criticità e non dare la responsabilità a personaggi esteri. Dobbiamo fare un nostro cambiamento, ora più che mai serve una reazione meneghina». Conclusione: «Nessuna polemica e fatti concreti, Milano deve dimostrarsi aperta, dinamica e viva, ne ha le capacità: non sarà un processo immediato ma a settembre posso già dirvi che succederà qualcosa di straordinario ».Un nuovo corso. Mario Boselli lo ammette: «Tra una settimana si verificheranno così tanti problemi che sono certo che impareremo tutti la lezione. Ma da settembre sarà tutto diverso». Dal Salone del tessile il viceministro per lo Sviluppo economico, Adolfo Urso, aggiunge: «C’è stato uno scatto di orgoglio, di dignità e di responsabilità ». Arriva anche il sostegno di Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio: «Siamo a fianco di chi vuole rafforzare, anziché indebolire, gli importati appuntamenti internazionali legati alla moda».Garanzie sul futuro. Ma intanto si parte. Con 184 collezioni in scena, 87 sfilate, il primo giorno dedicato ai giovani, le manifestazioni «collaterali », gli eventi culturali organizzati dall’assessore Massimiliano Finazzer Flory (coinvolgendo cinema, teatri e il nuovo spazio dedicato a costume e immagine in via Sant’Andrea), il maxischermo in piazza Duomo. Ma il pensiero è già rivolto a settembre. Con varie ipotesi: la prima, per la quale propende Boselli, vedrebbe una settimana esatta di sfilate con cinque giornate centrali forti. La seconda, avanzata soprattutto da Giorgio Armani, vedrebbe una «staffetta» tra i grandi marchi pronti sfilare, a turno, già dal primo giorno.Sette mesi per progettare la grande rinascita della moda milanese. «Senza polemiche con Parigi ma guardando in casa nostra». E con un appello che Boselli lancia agli amministratori: «Non dimenticatevi il progetto della città della moda, a Porta Nuova. Non farà concorrenza al Quadrilatero, abbiamo bisogno di spazi per i giovani creativi, così ricchi di entusiasmo». E magari meno litigiosi dei «grandi».
FONTE:www.corriere.it
