
Gli italiani vanno meno dal dentista, rinunciano alla buona tavola e mettono alla fine della lista frutta e verdura; si fa meno sport e il risultato è l’aumento degli obesi.Questi i dati emersi dalla settima edizione del rapporto Osservasalute (2009), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata all’Università Cattolica di Roma.Lo studio è stato pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane ed è il frutto della collaborazione di 176 esperti di sanità pubblica.E’ emerso che, nonostante la salute degli italiani sia complessivamente buona, sta subendo i colpi della crisi economica.Solo il 39,7% degli italiani si è potuto permettere cure odontoiatriche nell’ultimo anno, quindi quasi solo i due terzi della popolazione.Anche sulla tavola degli italiani i cambiamenti sono stati significativi: la dieta mediterranea è divenuta costosa per molti e solo il 5,6% degli italiani mangia le cinque razioni di frutta e verdura raccomandate al giorno.Walter Ricciarelli, direttore dell’Istituto d’Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza di Roma, spiega che, in tempi di crisi, è normale comprare cibo più economico, purtroppo però spesso quest’ultimo è anche il più grasso: l’abbandono della buona tavola si unisce poi al fatto che solo un italiano su cinque pratica regolarmente un’attività fisica ed è noto che uno stile di vita sbagliato porta inevitabilmente all’aumento dei problemi di salute.Secondo Osservasalute si sta approfondendo il gap tra Nord e Sud, con il Nord più attento alla salute, meno grasso e sedentario, e il Sud che presenta crescenti fattori di rischi anche in conseguenza delle differenze nelle prestazioni offerte dal territorio del Servizio Sanitario Nazionale.Ultimo dato importante riguarda l’aumento del consumo di farmaci antidepressivi e di psicofarmaci che parrebbe addirittura triplicato, segnando un +310%.Questo è secondo gli esperti legato all’aumentato disagio sociale che è però difficilmente quantificabile ma che potrebbe a sua volta essere stato spinto dalla crisi economica attuale.
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