
Ha difeso nemmeno fosse un mediano, ha corso come un’ala e, soprattutto, ha segnato. Con una partita a cinque stelle Samuel Etòo ha trascinato l’Inter oltre lo scoglio del Chelsea fino a quei quarti di finale di Champions League che i nerazzurri non vivevano da quattro anni. Alla guida dell’unica italiana in corsa in Champions, José Mourinho ha espugnato lo stadio che ancora chiama “casa mia” e sfatato l’ombra di crisi e polemiche, sfatando il sortilegio dell’Europa, vincendo la sfida tattica con Carlo Ancelotti e caricando i suoi in modo da vincere quella di nervi con Terry e compagni. Etòo non segnava dal 20 dicembre e ha trovato la serata giusta per riprendere, quando al 34′ della ripresa con freddezza ha battuto sotto le gambe Turnbull servito da uno Sneijder quanto mai ispirato. L’attaccante interista ha dominato la sfida diretta con Drogba, che gli ha sfilato il Pallone d’Oro africano ma ha mancato l’appuntamento e a tre minuti dalla fine é stato espulso per una pedata a Thiago Motta non esattamente da campione. Il camerunense ha dato un senso perfetto alla scelta di Mourinho che ha rischiato il tutto per tutto. Prima ha lasciato a Milano Balotelli, incurante di cosa sarebbe successo in caso di debacle. Poi, anche se il 2-1 dell’andata non lo costringeva, ha piazzato in campo tutte le tre punte portate a Londra, supportate ovviamente da Sneijder. Pareva spropositato, ma Etòo e Pandev spesso hanno giocato dietro la linea metà campo braccando Zhirkov e Ivanovic, e in particolare il camerunense si è speso in difesa come e più che in attacco. Etòo ha dato l’esempio di cosa servisse per superare un scoglio tanto spigoloso come il Chelsea.E’ l’unico nerazzurro ad aver vinto la Champions, ma gli altri in campo hanno mostrato di voler arrivare più possibile vicino alla finale di Madrid, giocando 90′ con un’intensità lontana anni luce da quella di Catania. D’altronde, non c’é stata altra scelta, in un match fisico e duro, in cui Stark ha sorvolato spesso su colpi proibiti per distribuire cartellini solo a inizio ripresa (Lucio e Thiago Motta saranno squalificati per l’andata dei quarti). Nelle aree succede un po’ di tutto, specialmente in quella interista e infatti il Chelsea, come all’andata, recrimina per almeno un paio di possibili rigori. Ma Ancelotti non può lamentarsi solo di questo se per la seconda volta in 45 partite quest’anno la sua squadra è andata all’asciutto. Imprecisa in difesa (con Terry a fase alterne e Alex colpevole sul gol di Etòo), lenta sulle fasce, macchinosa a centrocampo (Lampard quasi anonimo) e spenta in attacco.Anelka e Drogba sono stati tenuti a bada, con le buone e con le cattive, da Samuel e Lucio, determinanti ancor più che a Milano con un paio di interventi all’ultimo istante, decisivi come l’uscita con i piedi di Julio Cesar su Anelka alla fine del primo tempo. A volte l’Inter ha difeso con cinque o sei uomini, e quasi sempre c’era Cambiasso, che ha recuperato quantità industriali di palloni, spesso confezionati in assist telecomandati da Sneijder in serata di grazia o in cross da Maicon. Ma oltre a difendersi, i nerazzurri non hanno avuto paura di aggredire, come dimostra il possesso palla praticamente identico. Ribaltamenti, ripartenze e anche qualche bella azione corale, con Milito e Pandev preziosi in sponda. Non sono mancati i rischi, e anche le palle gol gettate al vento. Prima Etòo e poi Milito hanno sprecato occasioni ghiotte facendo tremare Mourinho. Ma alla fine il camerunense ha chiuso una partita che forse celebra la nascita di una Inter nuova rispetto al passato. La controprova è sempre in agguato, ma dopo questa serata Zanetti e compagni aspetteranno il sorteggio di venerdì senza grandi timori reverenziali.
FONTE:www.ansa.it
