
Bocciata al vertice Onu sulle specie a rischio la proposta statunitense di mettere al bando il commercio di pelli, denti e zampe di orso polare. La Convenzione sul commercio internazionale delle specie in pericolo (Cites), a cui partecipano 175 paesi, ha detto no alla proposta perchè potrebbe danneggiare le economie locali e il commercio delle pelli non rappresenta una minaccia significativa per gli animali. Gli americani sostenevano invece che la vendita delle pellicce aggrava il pericolo di estinzione legato al riscaldamento globale, che scioglie i ghiacci habitat degli orsi. Le previsioni sono di un calo dei due terzi della popolazione di orsi dell’Artico, oggi stimata in 20.000-25.000 esemplari, entro il 2050, a causa dello scioglimento dei ghiacci. Il Canada, insieme alla Norvegia e alla Groenlandia, ha guidato l’opposizione alla proposta Usa, sostenendo che la minaccia rappresentata dal commercio di pelli è minima e la caccia praticata dalle popolazioni artiche è essenziale per la loro economia. Frank Pokiak, un leader inuit canadese, afferma che le comunità nell’Artico cacciano l’orso da generazioni per la carne e le pellicce, utilizzate per gli abiti o i ripari. La caccia avviene con modalità sostenibili e continuerà con o senza un divieto internazionale, aggiunge. “Abbiamo sempre avuto cura della terra, degli animali e delle piante, perchè abbiamo molto da perdere” ha detto Pokiak alla platea dei delelgati. “Se non fosse per gli orsi polari, noi oggi non esisteremmo più”. Il grande orso bianco, il più grande carnivoro terrestre, “nanuq” per gli inuit, è particolarmente esposto al riscaldamento globale, che scioglie i ghiacci artici. Molti di loro passano l’intera vita sul ghiaccio, accoppiandosi, partorendo e cacciando la loro preda preferita, la foca con gli anelli. Ma secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration Usa le estati Artiche saranno senza ghiacci nel giro di trent’anni. Nel maggio 2008 gli Usa hanno classificato l’orso polare specie a rischio a causa del riscaldamento globale, rendendo illegale la caccia se non per ragioni di sussistenza. Gli animalisti hanno stigmatizzato la scelta della Cites. “I partecipanti hanno voltato le spalle a questa specie simbolo” dice Jeff Flocken dell’ International Fund for Animal Welfare.
FONTE:www.lastampa.it
