Due persone che si amano parlano una lingua tutta loro, anzi spesso usano le stesse parole e costruiscono le frasi nello stesso modo. Purtroppo quando l’amore finisce questo speciale linguaggio si consuma e muore. Eppure, anche nelle migliori famiglie, i litigi sono all’ordine del giorno: questo non è affatto un male, l’importante è che negli scontri il linguaggio sia appropriato e lo scontro è costruttivo. Al contrario chi si sottrae alle discussioni rischia maggiormente di arrivare dritto dritto al divorzio.
Quante volte ci è capitato di dire al nostro compagno, o di sentirci dire da lui: “Fai come vuoi, a me non interessa”? Eppure non c’è niente di più sbagliato di una frase come questa. Uno studio pubblicato sul “Journal of Marriage and Family” e realizzato da un gruppo di studiosi americani dell’Università del Michigan guidati da Kira Birditt, spiega infatti che negarsi alle discussioni anche a costo di sopportare qualche stress, è una pessima strategia.
Molto meglio, invece, continuare a discutere: le baruffe e le critiche, se costruttive, danno al partner l’idea che c’è comunque interesse e si ha intenzione di risolvere il conflitto. Gli studiosi hanno esaminato i matrimoni di 373 coppie intervistate quattro volte nel corso di 16 anni, dal 1986 al 2002, e hanno rilevato che i coniugi che discutevano costruttivamente avevano tassi di divorzio più bassi. I mariti sono risultati più aperti al confronto, mentre le mogli si sono rivelate più prevenute, anche se hanno mostrato segni di maggiore apertura con il passare del tempo.
Del resto, quando si vive insieme da molto tempo o si ha un legame intenso e profondo con una persona, si finisce davvero per parlare la stessa lingua, utilizzando gli stessi costrutti grammaticali e sintattici e perfino le medesime parole. Il fatto che gli amanti abbiano un loro linguaggio personale è stato scoperto dai ricercatori James Pennebaker e Molly Ireland dell’Università del Texas i quali hanno analizzato il modo di parlare di due celebri coppie letterarie, i poeti vittoriani Elizabeth Barrett e Robert Browning e, nel ventesimo secolo, l’americana Sylvia Plath e il marito, il poeta inglese Ted Hughes.
Gli studiosi hanno poi esaminato poesie e lettere private delle due coppie e si sono resi conto che entrambe le coppie, nei periodi in cui il loro rapporto era più intenso, usavano ”corrispondenze verbali”. Questo “lessico familiare” è però entrato in crisi quando i rapporti tra i due si sono guastati. Pennebaker e la Ireland sono passati quindi ad esaminare la corrispondenza di Sigmund Freud e Carl Jung, notando parallelismi linguistici nella fase della reciproca ammirazione e poi una frattura anche nel linguaggio nei giorni del reciproco disprezzo. In un saggio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology i due studiosi hanno quindi analizzato al computer il linguaggio usato da circa 2.000 studenti universitari e osservando che ”quando persone avviano una conversazione cominciano a parlare in modo simile nello spazio di alcuni secondi”.
Fonte: ww.tgcom.it

