Un seno più florido, con una taglia “regalata” da una protesi al silicone. E’ un “ritocco” che piace molto alle donne, oltre che ai loro partner, ma che non concede pentimenti. “Le protesi sono un po’ come i tatuaggi: una volta messe, sono per sempre. Rimuoverle del tutto è rarissimo, perché la ghiandola si modifica inesorabilmente e una volta tolte, il seno appare come un sacchetto vuoto. Insomma, dopo l’operazione nulla è più come prima”, spiega il chirurgo estetico. Per questo, suggerisce, è indispensabile pensarci bene prima dell’intervento.
L’ammonimento viene da Giulio Basoccu, chirurgo estetico e docente all’università Sapienza di Roma, che ammonisce le aspiranti “maggiorate” alla massima cautela. Se un tatuaggio oggi si può cancellare, anche se con grande difficoltà e spesso alterando comunque l’aspetto della pelle, “non puoi togliere le protesi una volta messe, e aspettarti di ritrovare il seno originale. Si possono invece sostituire per modificare forma, dimensione e volume”. Insomma, per chi si pente la strada è possibile, ma decisamente complicata. “La rimozione delle protesi avviene in casi rari, quando si verifica una infezione importante: allora si può decidere di toglierle per qualche mese, per consentire all’infezione di guarire bene prima di reintrodurle. In questi casi si vede che il seno, che si è modificato e adattato alla protesi, appare vuoto”.
Diverso però è il caso di chi, dopo aver scelto di guadagnare diverse taglie, si pente e desidera un seno dall’aspetto più naturale. “Questo è possibile: le protesi si sostituiscono e si ricorre a un piccolo lifting o a altri artifizi per adattare al meglio il decolleté” al nuovo riempitivo. Secondo Basoccu, comunque, questo intervento estetico è quello che conta meno pentimenti: “Se l’operazione è venuta bene, non c’è nessuno che vorrebbe tornale alla situazione originaria”,
La situazione è del tutto diversa per chi, invece, è rimasta vittima di un ritocco venuto male, un rischio purtroppo in agguato soprattutto se ci si affida a mani poco esperte. “In questo caso non resta che tornare sotto i ferri per correggere ciò che non funziona”. Insomma, a tutto c’è rimedio. “Tanto che un 15-20% delle operazioni al seno sono ritocchi post-intervento chirurgico, percentuali che si riducono a meno del 5% se a operare è stato uno specialista esperto”, precisa Basoccu.
Oggi in realtà “le italiane sognano un seno pieno, ma naturale. Ormai, e questa è una buona notizia, le pazienti sono evolute – conclude Basoccu – e se non arrivano a chiedere il modello a ‘coppa di champagne’, chic ma onestamente piccolo, la maggior parte punta a una terza misura, per una bellezza naturale ma non eccessiva”.
Fonte: www.tgcom.it


Precisazione: si può tornare indietro, le protesi non sono inamovibili, basta però che il chirurgo asporti l’eccesso di derma (pelle) che nel frattempo si è creata per adeguarsi al maggior volume del seno, altrimenti sì che si avrebbe un seno floscio e sgonfio peggio di quello pre intervemto di mastoplastica additiva.
Inoltre le protesi per quanto di eccellente qualità non sono “eterne” e non di rado vanno sostituite. Che avvenga dopo 5 o 10 anni o anche di più dipende dalla qualità delle protesi e dalle sollecitazioni a cui sono sottoposte come ogni oggetto fatto di materia di questo mondo. Basti pensare che anche i metalli più resistenti sono soggetti a stress, deformazioni, corrosione ed anche il diamante nonostante lo spot non è per sempre… essendo di carbonio purissimo non va molto d’accordo con le fiamme !
Frank
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