Modena: Il mondo del Rugby

Modena: Il mondo del Rugby

Se volete entrare a piccoli passi nel mondo del rugby, chiedete a Mario Monsagrati. Lui, ormai da dieci anni dirigente del Modena Rugby, non solo vi aiuterà a capirlo, ad appassionarvi, ma lo farà prendendo spunto dalla sua storia. Che è stata prima di tutto una storia di calcio, in netta controtendenza con chi segue questo sport, e che di solito se ne innamora da giovane e vive in simbiosi con la palla ovale per sempre. Mario no, lui il rugby lo ha assaporato a piccoli sorsi: “Sono stato un allenatore di calcio – racconta Monsagrati – Ho allenato per oltre quindici anni ed un po’

ovunque, specialmente nel settore giovanile. L’ho fatto a Sassuolo, nel Braida, a Maranello, a San Prospero, a Modena. Era una mia grande passione.

Poi, dato che conoscevo in quanto era un mio collega di lavoro Almer Berselli, il presidente, sono stato invitato da lui a seguire le partite sul campo di via Gasparini. Così, prima seguivo dalla panchina le gare dei miei ragazzi, Allievi in particolare, poi mi recavo sul campo di rugby, per comprendere questo sport. Che indubbiamente mi affascinava, ovvio. Così – ricorda ancora Mario – dato che Almer è perfettamente riuscito a contagiarmi, nel 2002 ho deciso di mollare il calcio e di dedicarmi solo al rugby. Dirigente della prima squadra è sempre stato il mio ruolo, una sorta di trait d’union fra i vertici, l’allenatore ed il gruppo dei giocatori”.

Cosa abbia trovato nel rugby che nel calcio non ci sia (o meglio, oggi si va

disperdendo) per Monsagrati è presto detto: “Qui non c’è emulazione, almeno in Italia gli eroi che spingono i bambini a credersi campioni non esistono:

difficile trovare un bimbo che sul campo si creda Dan Carter, più facile sentirli parlate di Totti, Del Piero o Ibrahimovic. Chi arriva da noi ha umiltà, piedi per terra. E poi i genitori, le famiglie: nel calcio c’è pressione, tensione, ci sono dei papà che vogliono incontrare l’allenatore perché magari non fa giocare titolare il figlio e nascono incomprensioni, troppe tensioni appunto. Il mondo dilettantistico del calcio ha tensioni che nel nostro, che è pure un ambiente di dilettanti, non si immaginano nemmeno.

Nel rugby tutto questo non esiste: logico che mi piaccia di più del calcio”.

Monsagrati vive quotidianamente a stretto contatto con il resto della società e con il gruppo dei giocatori e si è fatto un’idea di dove possa arrivare il Donelli in questa stagione: “Può aspirare alla promozione in serie A1 – dice il dirigente – Lo ha dimostrato e le prime tredici partite di campionato sono lì a confermarlo. Non sarà facile centrare un simile obiettivo, le avversarie sono agguerrite, ma le carte in regola ci sono

tutte: ora spetta alla parte tecnica ed ai nostri ragazzi ottenere questa seconda gioia consecutiva dopo la promozione sella scorsa primavera”.

Fonte: Ufficio Stampa Donelli Rugby

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pepe

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