Il Vip? Lo metto in collezione

Il Vip? Lo metto in collezione

Ce n’è per tutti i gusti: collari per cani, stuzzicadenti, bastoni da passeggio, bikini, pistole giocattolo, ciocche di capelli, maschere funebri e persino scheletri di dinosauro: il feticismo dei collezionisti non conosce limiti. L’importante è che si tratti di oggetti appartenuti ai Vip. Uno studio spiega ora quali sono i meccanismi alla base di questa “caccia al tesoro” e perché molti siano disposti a spendere cifre anche importanti per conquistare uno di questi oggetti.

Gli esempi si sprecano. Poco più di un anno fa a New York è stato venduto all’asta uno stuzzicadenti in avorio e oro che appartenne allo scrittore Charles Dickens: un collezionista spese allora 9.150 dollari, l’equivalente di 6.300 euro. Pochi mesi dopo, lo scorso febbraio, un americano sempre a New York ha speso 11.590 dollari per un collare per cane che appartenne sempre a Dickens. E ancora nel 2004 il sudario di Evita fu messo all’asta da Christie’s a Roma, incassando 161.000 euro: si trattava dei tre veli che Juan Peron fece tessere nel 1971 per avvolgere il corpo della moglie e riportarlo in Argentina. Per fare un esempio meno “funebre”, il bikini indossato da Ursula Andress nel film “Agente 007 – Licenza di uccidere” è stato venduto all’asta nel 2001 a Londra al prezzo di 41.125 sterline. Più volte sono andate all’incanto ciocche di capelli di Giuseppe Garibaldi, pagate tra 1.000 e 10.000 euro, mentre lo scorso ottobre a Parigi uno scheletro di dinosauro lungo dieci metri (Allosaurus) è stato venduto all’asta da Sotheby’s per 1,8 milioni di euro.

Che si tratti dei fazzoletti di George Clooney o delle forbici da baffi di Saddam Hussein, il meccanismo che spinge alla ricerca di questi “tesori”è lo stesso, come sostiene uno studio pubblicato sul “Journal of Consumer Research”: “Gli oggetti delle celebrity spesso hanno poco valore pratico. E poiché tendono ad essere relativamente comuni, sono spesso indistinguibili da una serie di prodotti apparentemente identici sul mercato” spiegano George E. Newman (Yale University), Gil Diesendruck (Bar-Ilan University), e Paul Bloom (Yale University). Il fatto che si trasformino in oggetti del desiderio sembra derivare da un “effetto contagio”: le qualità immateriali di una persona, o addirittura la sua essenza, si trasferiscono in un certo senso su un oggetto attraverso il contatto fisico regolare.

Per confermare questa ipotesi, i ricercatori hanno analizzato le reazioni di un gruppo di persone, Il team ha chiesto ai partecipanti quanto avrebbero voluto possedere alcuni oggetti legati a una celebrità molto in voga, indagando sia su personaggi universalmente ben visti (come George Clooney), sia su alcuni meno positivi (come Saddam Hussein). Poi gli scienziati hanno misurato “l’effetto contagio”, il valore di mercato percepito dei singoli oggetti, e la simpatia nei confronti del vip che li aveva posseduti. “Per una celebrità amata, la spiegazione principale sembra essere davvero legata all’effetto contagio: di fatto si vuole possedere alcuni resti anche fisici dell’individuo”, scrivono gli autori. Se si tratta di un individuo disprezzato, però, il contatto ripetuto con il famigerato  vip ne riduce il valore agli occhi dei comuni mortali.

In un secondo esperimento, ai volontari è stato offerto l’acquisto di un maglione di proprietà di un personaggio famoso (apprezzato o disprezzato, dopo che questo era stato “trasformato”: sterilizzato o contrassegnato per impedirne la rivendita. Nel caso di un vip benvoluto la sterilizzazione ha ridotto il desiderio di possedere il capo di abbigliamento, mentre la variazione per impedire la rivendita ha avuto un effetto minimo. Al contrario, per gli individui disprezzati è accaduto l’opposto: il fatto di rimuovere ogni traccia del contatto ha aumentato il valore del maglione.

 Fonte: www.tgcom.it

pepe

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