Una delle compagnie più importanti, storiche e sontuose del panorama teatrale italiano, “Attori e Tecnici”, che da anni si batte per tenere in vita il bel Teatro Vittoria e le sue attività, già da ieri l’altro 15 febbraio febbraio porta sul palcoscenico del Teatro Michelangelo una pièce altrettanto importante e attuale. Benché sia stata scritta nel 1964 infatti, “L’Arte della Commedia” di Eduardo De Filippo, colpisce per la sua grande collocabilità nel nostro tempo, nel nostro presente.
La trama è costruita principalmente su due personaggi: il capocomico della compagnia teatrale, Oreste Campese, e il nuovo prefetto della città, De Caro, nella quale si trova la compagnia che, dopo un pauroso incendio, ha perso tutto tranne trucchi e costumi. Campese chiede al prefetto di essere ricevuto, venendo così inserito in una lista di altre cinque persone che hanno chiesto udienza al prefetto. Campese è il primo ad essere ricevuto e da subito si trova di fronte ad un uomo, che rappresenta le istituzioni e l’autorità, le cui superficiali e qualunquistiche affermazioni sul ruolo dell’arte e dello spettacolo vengono subito confutate con parole chiare e semplici dal capocomico. De Caro, adirato per l’andamento della discussione, congeda Campese con un “foglio di via” che permetta a lui e alla compagnia di lasciare la città ma commette uno sbaglio: al posto del “foglio di via” gli consegna la lista delle altre persone che hanno chiesto udienza al prefetto. L’attore, prima di andare via, può così lanciare a De Caro la sua sfida: sarà in grado il prefetto di stabilire se le persone che riceverà nel corso della giornata saranno veramente chi diranno di essere e non attori della compagnia?
“L’Arte della commedia” è un vero e proprio manifesto politico della poetica teatrale di Eduardo. È una commedia di denuncia da parte degli attori verso la borghesia che censura ideologicamente e materialmente i contenuti di verità che gli artisti vorrebbero esprimere attraverso la loro arte e mette in secondo piano il loro ruolo produttivo in società. Una censura materiale imposta che evita di far nascere e dare risalto a lavori di denuncia sociale, per impedire una sensibilizzazione delle coscienze verso i reali problemi della società. Eduardo denuncia in questa opera la coercizione che il teatro e gli attori sono costretti a subire dai vari governi, che per distrarre le masse dall’avere un’opinione indirizzano la cultura di massa.
É il 1964 ma è come se fosse oggi. Questo oggi dove le istituzioni tagliano i fondi all’arte e sono sempre meno interessate alla cultura e al teatro. Continuare ad andare a teatro è un inizio di risposta a chi crede che la cultura non sia importante per una nazione perché, come diceva Eduardo: “il problema del teatro non riguarda solo chi lo fa, riguarda tutti indistintamente”.
Inizio spettacolo: ore 21.15

