G ià ospiti di Vie Scena Contemporanea Festival, Le Ariette arrivano dal questa sera 9 marzo al Teatro delle Passioni con Matrimonio d’Inverno – diario intimo uno spettacolo che si inscrive perfettamente nella ricerca estetica di questa compagnia attraversata da un filo rosso che intreccia continuamente il lavoro artistico con il percorso autobiografico andando a comporre un’ideale unità con il resto delle loro produzioni.
Il Teatro delle Ariette è un’ associazione culturale che produce, studia, organizza e promuove teatro. E’ nata nel 1996 e da allora fa teatro nelle case, nei forni, negli ospedali, nelle scuole, per le strade, nelle piazze, persino nei campi e in mezzo alle campagne, ma anche nei teatri e in importanti festivals e rassegne teatrali nazionali ed europee. Il nome dell’associazione viene dal podere dove ha sede: Le Ariette (Castello di Serravalle in provincia di Bologna), dove dall’89 Paola Berselli e Stefano Pasquini (due dei soci fondatori) conducono l’omonima azienda agricola.
Il Teatro delle Ariette non è soltanto una compagnia teatrale, forse è anche qualcosa d’altro: un’esperienza, una pratica quotidiana alla ricerca del “luogo” dove arte, vita e lavoro convivono e coincidono. La loro ricerca teatrale è un cammino attraverso l’ umano, un lavoro continuo e paziente per forzare e aprire quella porta che conduce dentro: nel teatro invisibile del cuore.
“Matrimonio d’inverno è il diario della nostra vita quotidiana, mia e di Paola, scritto durante l’inverno 2008 -2009, dopo 20 anni di vita in campagna e 10 di teatro fatto in giro per l’Italia e l’Europa.
Ma è anche il racconto del nostro amore e dell’amore che ci lega alle Ariette, ai nostri campi e ai nostri animali, agli amici e ai compagni di vita. Amore per il teatro, la cucina, l’agricoltura. Amore per il tempo che passa e trasforma la vita, i corpi, i pensieri e i sentimenti.
E’ uno spettacolo intimo e delicato, fragile e sincero.
E’ fedele alla nostra poetica e coerente con le scelte che abbiamo fatto nel corso dei 20 anni di quella che io chiamo la nostra “seconda vita”.
20 anni di esperienza quotidiana che ci hanno portato in un territorio dove la solitudine è l’unica condizione esistenziale del nostro stare di fronte alla natura.
Soli e nello stesso tempo fratelli, dei sassi, delle bestie, dei fiori e del cielo. Granelli di sabbia e parte del tutto. Sposati alla vita ogni giorno, senza via di scampo, senza possibilità di separazione.
Paola e io, in questi 20 anni, non siamo riusciti a condividere interamente questa esperienza con altri. Lo abbiamo fatto per brandelli, schegge e frammenti, un po’ con uno, un po’ con un altro, qua e là. Mi ripeto sempre che è normale, che va bene così.
Attorno al tavolo di Matrimonio d’inverno, con me e Paola, c’è Ferro.
Anche lui, tutto sommato, è estraneo alla nostra esperienza di vita, ma mi sembra che in fondo sia l’unico amico che l’ha silenziosamente accompagnata, pur non sposandola, testimone di un matrimonio non suo.
E così oggi apriamo la nostra cucina, la cucina della nostra memoria, perché quel desiderio inappagabile di una condivisione impossibile si placa soltanto (e provvisoriamente) quando arrivate e vi sedete al tavolo e ci guardate aspettando qualcosa.
In quel momento comincia la cerimonia del matrimonio d’inverno.”
