Amore e lavoro, nemici-amici

Amore e lavoro, nemici-amici
Che succede alle nostre attività professionali quando ci innamoriamo? Il binomio amore e lavoro non è sempre facile: quando scocca una freccia di Cupido e ci si trova a dover conciliare il fuoco dell’innamoramento con un’attività professionale magari impegnativa e carica di responsabilità, possono accadere due cose: l’entusiasmo e l’energia che derivano dal nuovo rapporto si trasferiscono sul lavoro, moltiplicando energia e rendimento. Oppure, all’opposto, la nuova relazione, magari tormentata, si trasforma nell’alibi perfetto che autorizza a impegnarsi ancora meno.
Numericamente le due opzioni hanno un numero più o meno equivalente di “seguaci”, ma coinvolgono persone di tipo diverso: gli innamorati che sul lavoro rendono di più sono giovani adulti, in gran parte donne, mentre quelli che usano sospiri e patimenti come scusa per tirare i remi in barca sono adulti maturi, perlopiù uomini. Il ritratto viene dallo psichiatra dell’università di Chieti, Massimo Di Giannantonio. Spiega lo specialista: “Una relazione sana diventa stimolo e fonte di energia anche nella professione. Nell’altra, l’impatto è negativo, e anzi l’innamoramento è costruito ‘in laboratorio’ dal lavoratore proprio per crearsi una via di fuga”.
Nel primo caso, prosegue lo psichiatra, si tratta di persone, soprattutto giovani donne, che “vogliono costruire o ricostruire una situazione affettiva gratificante, e che in modo naturale trasferiscono sul lavoro la felicità raggiunta nella vita privata”. Il secondo caso, invece, riguarda in prevalenza uomini maturi “stanchi della routine quotidiana, che cercano in una relazione, meglio se sofferta o addirittura irrealizzabile, la scarica d’adrenalina necessaria per tirare avanti”.
Insomma, amore e lavoro vanno d’accordo, precisa Di Giannantonio, quando l’innamorato è “un professionista che sul lavoro aveva esaurito ogni spinta motivazionale, che aveva fatto dell’abitudine il suo pane quotidiano, della mancanza di novità e stimoli la sua condizione di base. L’innamoramento gli procura invece un’iniezione di fiducia, energia e motivazione, e lo aiuta a costruirsi una nuova realtà positiva dal punto di vista sia affettivo che lavorativo”. Un amante felice “ritrova l’entusiasmo delle proprie scelte, la voglia che aveva smarrito, e riscopre la gioia e la gratificazione di poter essere riconosciuto come lavoratore valido perché riesce a ricostruire anche sul lavoro ciò che gli dà l’amore”
Al contrario, l’amore uccide il lavoro “quando l’innamoramento, rigorosamente di tipo trasgressivo e oppositivo rappresenta in modo mascherato, manipolato e adulterato l’incapacità di tollerare la propria identità lavorativa, la mancanza di fiducia, le relazioni negative con i colleghi, l’insofferenza per una situazione gerarchica frustrante e squalificante”. Ed è allora che, per dimenticare, il lavoratore infelice fa di tutto per diventare un amante ancora più infelice. “Si costruisce artificialmente e artificiosamente legami affettivi complicati, trasgressivi o senza speranza, magari con una donna lontana, stra-sposata e più volte madre”. Un amore ‘malato’, “per definizione talmente coinvolgente da giustificare l’assenza o l’atteggiamento ostile nei confronti del lavoro”.
Fonte: www.tgcom.it

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pepe

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