Voglia di muoversi sotto il sole, desiderio di tuffarsi nella sabbia morbida e di combattere la pigrizia delle lunghe giornate in spiaggia: per tutti questi, e forse anche per altri, motivi, il beach volley è una grande passione che da giugno a ottobre coinvolge oltre 100mila italiani. Si tratta di un numero quasi dieci volte superiore a quello dei tesserati (10.243) che praticano “ufficialmente” e continuativamente questo sport, derivato dalla pallavolo.
La grande passione dei nostri connazionali è coronata dalla scelta di Roma come sede dei campionati del mondo di questa specialità, in programma dal 13 al 19 giugno al Foro Italico. Eppure, a ben guardare, il beach volley non è proprio uno sport per tutti: secondo gli esperti per praticare questa disciplina senza rischi bisogna avere un fisico “bestiale” o per lo meno da decatleta. Altrimenti si rischia di farsi male: “Nel beach volley la stessa persona deve ricevere, saltare e attaccare – spiega Glauco Ranocchi, team manager per le squadre nazionali femminili della Federazione italiana di pallavolo (Fipav) – quindi il fisico del giocatore deve essere completo e universale, come quello, ad esempio, del decatleta olimpico. Inoltre, la sabbia è un terreno più pesante per gli spostamenti veloci e il costo energetico arriva a essere molto alto: in un’ora si bruciano anche 700 calorie”.
Gli incidenti in cui può incorrere più facilmente lo sportivo sono i traumi legati alla spalla. “La schiacciata – sottolinea il team manager – può essere la causa della sindrome da conflitto, una patologia i cui sintomi tipici sono il dolore, la perdita di movimento e la debolezza. Ne soffre il 20% dei praticanti”. Sono invece meno diffuse, rispetto alla pallavolo ‘indoor’, le tendinopatie e le distorsioni.
Per praticare questo sport in sicurezza bisogna poi tenere presente che una partita ha un elevato dispendio di calorie e che è indispensabile reintegrare i liquidi, dato che la sudorazione e la frequenza cardiaca aumentano in modo esponenziale. Meglio anche evitare di giocare nelle ore più calde della giornata e indossare un paio di occhiali scuri per proteggersi dai raggi solari. Se invece inizia a far male la spalla servono impacchi di ghiaccio, riposo e soprattutto trattamento fisioterapico. E’ invece un falso mito il fatto che la sabbia sia pericolosa per le articolazioni. Spiega Ranocchi: “Il materiale granulare della spiaggia è un ottimo fattore allenante e ammortizza le cadute: dissipa molto le ricadute del salto e a beneficiarne sono le ginocchia e le caviglie. Infatti le problematiche relative a queste articolazioni sono nettamente inferiori rispetto a quelle della pallavolo”.
Fonte: www.tgcom.it

