Nel Settecento, con l’affinarsi del gusto e con l’avvento di nuove mode culinarie importate da paesi lontani e da culture orientali, nascono nuove pietanze e nuove bevande, che hanno bisogno, sia per la loro preparazione che per la degustazione, di nuovi utensili: caffettiere, bollitori, teiere, cioccolatiere, fruste e colini in cucina si riflettono sulle tavole in servizi da thè, caffè, da cioccolato. In particolare sono le nuove bevande, a cui nessuno più rinuncia, che portano un arricchimento delle forme delle stoviglie a loro deputate, per cui, gli artigiani locali, ramai, orafi e argentieri si ingegnano nel creare modelli, più o meno elaborati , cui non viene mai a mancare la qualità della funzione. Basti provare allo scopo le antiche caffettiere che versano la bevanda assai meglio di tante moderne. Addirittura a livello locale si impostano stili e modelli che caratterizzano in modo manifesto la produzione di quel territorio e che oggi permettono di ricondurre un oggetto antico con estrema sicurezza al luogo di produzione originario. è questo il caso del modello qui raffigurato, semplice ma elegante al tempo stesso, realizzato in peltro, che si allinea alle forme delle note cuccume di rame, assai diffuse in Emilia e in Veneto nel ’700. Riteniamo tuttavia che questo esemplare si possa attribuire ad un artigiano che aveva la bottega all’ombra della Ghirlandina, perchè praticamente identico a una caffettiera d’argento (metallo più nobile) che porta i bolli di garanzia del ducato estense.
