N oi di NB abbiamo intervistato Giovanni e Marco Arletti alla guida di Chimar a Campogalliano.
Un’impresa giovane ma composta, contemporaneamente, da un team esperto, forte di anni di esperienza professionale alle spalle, con un fatturato che registra una crescita a doppia cifra e un occhio particolare nei confronti delle risorse umane. Questa ricetta è la formula Chimar, 234 dipendenti e 8 aziende in capo, e la si può trovare a Limidi di Soliera con Giovanni, padre, e Marco Arletti, figlio, al timone.
La vostra è una realtà molto fresca, siete nati nel 2000, ma da subito vi siete dati obiettivi importanti che poi avete raggiunto. Qual è stata la scintilla che, una volta innescata, ha fatto nascere e poi sviluppare Chimar?
Giovanni. La nostra filosofia è sempre stata quella di interpretare i bisogni. A volte si tratta di bisogni già esistenti, altre volte la sfida è creare l’esigenza che si vuole soddisfare. La nostra concorrenza agli inizi era fatta dalle piccole medie imprese in cui è parcellizzato il nostro territorio, di cui sono anche la ricchezza, un’industria inizialmente non era pensata per questo settore, ma il sapere solleticare l’esigenza è stato uno dei fattori che hanno fatto la differenza.
Marco. Nel 2000 iniziavo il mio percorso lavorativo. Ci siamo guardati intorno e abbiamo creato un ufficio da un capannone vuoto a Campogalliano. Poi, abbiamo acquisito una piccola attività artigianale che operava sempre nel settore, in cui mio padre aveva già numerosi contatti. La ricetta vincente credo sia stata proporsi ai clienti con più di un prodotto, con una gamma completa di soluzioni ai loro problemi. Questo per escogitare anche soluzioni mix tra diversi prodotti e quando i competitor pensavano ad una soluzione, noi ne progettavamo una alternativa sempre nel rispetto della merce che proteggiamo, talvolta molto costosa.
Avete conseguito anche numerose certificazioni in soli undici anni…
Marco. Sì, ne abbiamo collezionate diverse. Come la Iso 9001, che stabilisce le regole organizzative per definire ruoli e responsabilità. Il marchio FITOK per evitare la diffusione di organismi nocivi nel legno, in modo che quando la merce raggiunge un paese estero non possa diffondere un bacillo che in quel paese non sono pronti a debellare. La PEFC ci aiuta a fare impresa con attenzione all’aspetto etico, probabilmente questo non sarà stato efficiente dal punto di vista dei costi, ma lo è per la qualità. La Aeo, conseguita in seguito ad un controllo che ha ritenuto la nostra logistica affidabile e quindi siamo meritevoli di agevolazioni doganali. La S.E.I.L.A., francese, stabilisce lo standard di prodotto sempre più europeo. Infine, la 18001, prevista per marzo 2012 a garanzia della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Giovanni. Abbiamo inoltre cercato di abbattere i costi, adottando la lean production per eliminare gli sprechi. Questo ciclo è stato completato con un impianto di cogenerazione che trasforma gli scarti in biomassa.
Qual è la strategia che sta alla base di un’escalation così repentina?
Giovanni. Inizialmente pensavamo di potere produrre in casa ciò di cui avevamo bisogno. Poi ci siamo resi conto che non potevamo avere tutte le competenze. Pertanto abbiamo acquisito aziende altamente specializzate nel loro prodotto, creando sinergia. I nostri accordi sono stipulati con aziende spagnole, francesi, svedesi, tedesche e finlandesi, con cui abbiamo integrato i prodotti e scambiato conoscenza. Questo ci consente di azzerare i problemi di chilometraggio e il nostro obiettivo nel breve è o acquisire o fare nuove reti d’impresa.
Avete aperto anche un nuovo ramo aziendale in Italia…
Marco. Nel 2011 è stato avviato Chimar Packaging Solutions, cui corrispondono una struttura e un dirigente e si appoggia agli uffici tecnici delle varie aziende nell’ottica di rete. Questo perché molte aziende hanno specializzazione elevata, pur soffrendo di un problema finanziario. Una volta eliminato questo problema certe imprese volano.
Qual è il ruolo della formazione in Chimar?
Giovanni. E’ una delle leve del successo. Abbiamo investito con docenti universitari presenti in azienda. Condotto progetti di ricerca con il Crit e l’Università di Modena per l’innovazione di prodotto, istituendo tavoli di lavoro per confrontarci su idee che poi devono essere concretizzate. Occorre valorizzare le risorse che sono la vera ricchezza dell’azienda, formarle e studiare le loro potenzialità per farle emergere.
Qual è la previsione di fatturato 2011?
Giovanni. 25 milioni di euro con una crescita del + 31% sul 2010. Il primo merito va alle persone che lavorano con noi. Il secondo alla formazione.
Giovanni, lei interviene spesso anche nel dibattito economico-sociale della Provincia, ed è Vice Presidente di Confindustria. Come vede Modena?
Giovanni. Ci siamo abituati a vederci molto peggio di quanto non siamo in realtà. Qui ci sono persone straordinarie che hanno fatto grande questa terra. Forse mancano le grandi industrie, ma le pmi sono sempre state un valore. Oggi c’è l’esigenza di mettersi in rete per unire le forze e superare le difficoltà. A Carpi abbiamo avuto molti uomini straordinari, come Renato Crotti. Lancio una proposta: vorrei che questi personaggi scrivessero un libro intitolato ‘Nato a Carpi’ in cui si parli di lavoro e della grande voglia di fare e si dia uno stimolo a costruire. E a non prendere come riferimento il modello economico attuale, bensì prendere in mano il futuro perché è più importante del passato.
